Il Varese non è salvo

La squadra Juniores con tre “rinforzi” ci prova: Catellani, ora tocca a te

“La prossima volta che tagliate bresaola e salame al bar dello stadio vengo anch’io” dice Sean Sogliano da Bari – e poco dopo anche Rolando Maran (“Quanto mi manca quel posto”) e Mauro Milanese (“Le cose genuine che piacciono a me”) – all’ultima pattuglia biancorossa che lascia il Franco Ossola ormai a notte inoltrata dopo l’1-1 contro il Borgaro che per tutti è una mezza delusione ma in realtà è un puntone salvezza per una squadra che è diventata una juniores con gli ultimi rinforzi veri (Palazzolo, Zazzi, Tresoldi), pattuglia composta da Lollo Mariani, Stefano Battara, Gigi Galassi, Federico Bozzoli, Veronica Rita e Renzo Trivini.

Piccoli stuzzicadenti biancorossi si piegano ma non si spezzano. Ci hanno promesso la serie C (la B in tre anni) e poi ci hanno tolto uno a uno perfino i giocatori e la speranza, ma non l’anima e la capacità di morire assieme, così le riserve o i sostituti della squadra che all’andata pareggiò fortunosamente a Borgaro, pareggiano nuovamente contro il Borgaro.

Ma stavolta al posto di Molinari, Longobardi e Rolando c’è il minuscolo Lercara, che almeno sa cosa è la maglia.

LE LACRIME DI LERCARA
Voto 10 a Lercara e alle sue lacrime che cadono sulle spalle dell’allenatore Tresoldi quando lo abbraccia a lungo all’uscita dal campo – voto 10 anche a quell’abbraccio, il Varese ha bisogno di cose vere – dopo aver subìto la rabbia del pubblico a cui fino a poche settimane fa la società aveva promesso la promozione in serie C, e prima il ripescaggio in C e poi la cavalcata verso il ritorno in B.

E invece dobbiamo salvarci in D, questa è la realtà. E dobbiamo farlo con Lorenzo Lercara o con Fabien Ba (il “casinista” che si butta su tutti i palloni come non hanno mai fatto i grandi nomi che lo hanno preceduto in questa stagione) e non con Andrea Repossi. Cioè con gente che magari è investita di un peso che non si merita di portare, il peso della vita o della morte del Varese, ma gente vera che non rinuncia a un contrasto o una corsa in più per il compagno, e non a chi come Repossi che, per bocca del suo agente, “è impossibilitato ad arrivare da Abbiategrasso a Masnago senza ricevere fino all’ultimo tutti i rimborsi spese” (e noi che pensavamo che il Varese fosse un onore e un’occasione, non un peso…).

Varese-Borgaro 1-1, più 6 sugli spareggi retrocessione (eravamo a +3 quando se ne andò il lussuoso Iacolino e poi venne smembrata la sua squadra di “fenomeni”) dopo un primo tempo di corsa e battaglia (con un attaccante sarebbe stato 2-0, game set and match), e un secondo difficile sempre sull’orlo del precipizio perché alla squadra juniores di Tresoldi mancavano cambi anche da squadra juniores (nel senso buono del termine: ragazzi che corrono, fanno casino, sbagliano o ci azzeccano ma solo perché ci credono. Alla maglia. Alla causa).

CARA CURVA, TI SCRIVO
Alla curva che onestamente e coerentemente resta silenziosa (non si fida più di nessuno perché è stata illusa da tutti ma intanto è presente, ovunque e comunque) diciamo: quello che rimane del Varese che doveva spaccare il campionato è solo il meglio che si merita il Varese, umanamente e non tecnicamente. E quindi è il meglio che c’è in voi e in noi: fede, speranza, istinto.

Siamo un puntino, ma in quel puntino ci sono le lacrime di Lercara e di quelli come lui che magari non si sentono all’altezza (ma per essere all’altezza basta correre più degli avversari) ma invece lo sono più di chi li ha preceduti: aiutate questi ragazzini mandati allo sbaraglio a non retrocedere in Eccellenza, perché sono ragazzi come voi. Amano il Varese e dal suo peso si sentono quasi schiacciati. Toglietegli quel “peso”.

CATELLANI-BASILE, MANCA UNA FIRMA
Sauro Catellani, il presidente in pectore che in realtà ancora non lo è e non lo sarà mai davvero finché davanti a un notaio non verrà firmato il contratto finale con Paolo Basile, che detiene il 100 per cento delle azioni, alla fine esce dallo stadio quasi come Lercara. Non può nascondere la realtà: “Volevo essere all’allenamento del mercoledì perché dagli allenamenti si capisce più che in partita, ma ero impegnato in una sfida più importante”. Quella per salvare la società e coinvolgere finanziatori. “Vediamo in settimana quello che succede”. (Per farla breve: Catellani giustamente non vuole e e non può pagare il debito creato da altri, un debito che sarebbe di poco inferiore ai 500mila euro, e quindi chiederebbe a Paolo Basile di garantire immediatamente almeno un terzo di questa cifra. In più tutto ciò che entra in società da oggi in poi verrebbe utilizzato solo per le spese correnti, stipendi, mercato, giovanili…). Intanto però si guarda le spalle (“Dobbiamo salvarci e abbiamo due trasferte a Como e Sesto nelle prossime partite…”) ed è pronto a consegnare a Tresoldi un attaccante “di una squadra di alta serie C”. Ma prima serve una firma dal notaio.

Catellani, Basile, Paolillo, Repossi o chicchessia: alla fine a noi interessa solo una cosa, la bandiera biancorossa. Chi non la mette davanti a sé e a tutti, non può essere dei nostri. E nemmeno del Varese.

SCARINGI, GALASSI E LO SPIRITO DEL VARESE
Sicuramente lo sono Enrico Scaringi (sue le foto che vedete qui) e Gigi Galassi (ma anche Alberto Coriele) che hanno girato tutti i campi dell’Eccellenza e della Serie D, e qualcuno di loro è partito addirittura dall’Eccellenza del 2004 (Scaringi): è alla loro libertà, bravura e professionalità che dedichiamo queste righe e questa pagina. Anche se non possono contenerle tutte.

Andrea Confalonieri

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