Addio e grazie Varese

Federica Rogato, molto più che un’addetta stampa, saluta i biancorossi: “Il timore che incute il Sacro Monte e l’odore di Masnago mi mancheranno”

Federica Rogato lascia il Varese con una lettera scritta con cuore, passione e sensibilità. Per il pubblico biancorosso che non la conoscesse, va detto che Federica non è stata solo l’addetto stampa del Varese in uno dei momenti più travagliati della sua storia, ma molto di più. Una bella persona e di valore, la miglior professionista che si sia avvicinata alla società da tanto tempo a questa parte, Federica ha messo nel Varese conoscenze (nel mondo del calcio è un’istituzione dopo gli anni da addetta stampa del Pescara anche in serie A), competenza, equilibrio, onestà e schiettezza, doti difficili da coniugare, soprattutto al Varese. La sua forza è che tutto ciò le viene riconosciuto da chiunque sia passato in biancorosso negli ultimi travagliatissimi mesi, al di là che questo chiunque si sia poi rivelato agli occhi dei tifosi “buono” o “cattivo”.
Federica Rogato ha cucito fili impossibili per il bene del club solo grazie alla sua umanità e ha messo d’accordo tutti (giocatori, dirigenti, addetti ai lavori): questo è l’attestato più grande che si porterà dietro da Varese e dal Varese. Oltre a quella scintilla scoppiata tra lei e questi colori che qualcuno non ha saputo cogliere: l’ennesima occasione sciupata, quasi come un’amicizia tradita.
Buon lavoro, Federica Rogato.

Andrea Confalonieri e Gigi Galassi

Questo è il saluto di Federica Rogato al Varese Calcio:

Non dimenticherò mai la prima volta che sono entrata al Franco Ossola. La prima volta da biancorossa, intendo. Tutte le altre volte, da avversaria, non contano: avevano un altro sapore e una diversa attenzione.
La prima volta che sono entrata al Franco Ossola c’era il sole e il silenzio assordante del Sacro Monte che dall’alto scrutava e intimoriva. L’odore dell’erba, il caldo dell’estate: mi sono girata lentamente su me stessa per osservare tutto e lasciare che potesse rimanere impresso nella mia memoria.
Quel giorno, da sola, chiudendo gli occhi mi sembrava di sentire le voci di allenatori a bordocampo che si sovrastavano dal passato, lo scalpiccio di migliaia di calciatori a rincorrere il pallone e quel cielo senza nuvole come gli occhi del Peo in una foto bellissima che mi avevano regalato.
La mia storia con il Varese racconta di un amore incompiuto; non parlo di un amore non vissuto. Quelli non vissuti, quelli che ti chiedi come avrebbe potuto essere dopo un po’ cadono nel dimenticatoio, lasciano il posto a nuove emozioni. Gli amori incompiuti, invece, ti logorano perché senti di essere stata ricambiata, ma a un certo punto sei costretta ad allontanarti e sai che quel fuoco che ti è cresciuto dentro rimarrà lì a bruciare e a bruciarti.
E’ il momento di andare via.
Sento di aver fatto tutto quello che è stato nelle mie possibilità – e anche oltre -, per dare un contributo a questa società che sento mia dal primo giorno, cercando di creare un confronto intelligente e generoso con la stampa, una stampa che per me ha volti, nomi, cognomi e un cuore e non solo firme da mettere in calce.
Avrò ricordi splendidi di tutti, nessuno escluso.
Grazie per avermi fatto sentire parte di una storia che è stata ed è anche la vostra.
Mandate un bacio al Sacro Monte da parte mia.

Federica Rogato

6 pensieri riguardo “Addio e grazie Varese”

  1. un caloroso saluto a Federica Rogato… ma ora vorrei sapere di più del sig. paolillo…..!!!! quando finisce di fare il finto raiola? ci sono novità su repossi?

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    1. Ciao Morgan, Repossi è ingabbiato: sia il Varese che i suoi agenti vogliono mandarlo in serie B ma ognuno alle proprie condizioni. Noi pensiamo che per andare in B serva un percorso fatto di sacrifici e di riconoscenza che passa dall’onorare gli allenamenti quotidiani e la maglia del Varese, poi magari dalla serie C e infine, se ne sarà all’altezza, dalla B. Se pensi che Neto e Zecchin giocano in serie C…

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