La notte della “Repubblica”

L’editore De Benedetti intercettato mentre dice di essere stato avvisato dall’ex premier Renzi di un imminente decreto che poi gli farà guadagnare 600mila euro: “la Repubblica” nasconde la notizia (nemmeno una riga). Non è così che trent’anni fa diventò il primo quotidiano d’Italia… 

È sera, quasi notte ed è inutile continuare a sfogliare le pagine di Repubblica dal primo piano al mondo, dalla terza alla cronaca, dall’economia allo sport (ah, lo sport di Repubblica che non cavalca l’onda del momento ma l’emozione, il filo della storia e l’anticonformismo con la “o”, quello vero): l’assenza di una notizia umilia quelle presenti.

La notizia che non c’è ma cancella quelle che ci sono è l’intercettazione telefonica relativa al gennaio 2015 in cui l’editore De Benedetti dice di essere stato avvisato in anticipo dall’allora premier Renzi sull’imminente varo del decreto relativo alle Banche Popolari, “soffiata” che di fatto permise a De Benedetti di agire sui suoi investimenti in Borsa e guadagnare 600mila euro.

Immaginate la faccia di Gianni Mura e dei grandi giornalisti di Repubblica costretti a informarsi dagli altri giornali su ciò che non troveranno sul loro: avranno letto il titolo in prima del Corsera (“Banche, la telefonata di De Benedetti su Renzi”), quelli del Fatto (“Me l’ha detto Renzi”, la soffiata da 600mila euro a De Benedetti) con relativo “Insider Renzing” di Travaglio, ma la cosa che avrà fatto male sarà stata la pagina della Stampa, che pure è  governata dallo stesso editore di Repubblica insieme agli Agnelli. Stesso editore, diversa libertà: “De Benedetti telefonò alla sua banca prima dell’ok alla legge: Ho sentito Renzi. Il decreto sulle Popolari passerà”.

Come può il secondo quotidiano d’Italia decidere così spudoratamente di ignorare una notizia che tutti hanno, e tutti riguarda, solo perché è in conflitto con un singolo (il suo editore)?

Se lo fanno i grandi giornalisti di un grande giornale, cosa succede sotto, in provincia?

Come fa un lettore e in particolare uno di Repubblica – che quasi ammettendo la colpa in mattinata ha pensato di rimediare al danno parlandone sul sito, toppa peggiore del buco preso volontariamente – a non domandarsi: in un giorno del passato o del futuro è successa o succederà la stessa cosa che è capitata nel presente con un’altra notizia, solo perché c’è di mezzo l’editore?

Come facciamo a fidarci ancora dei giornali e dei giornalisti se questi sono quelli che devono (vogliono) dare l’esempio?

Repubblica trent’anni fa è diventata prima il secondo e poi il primo giornale d’Italia nascondendo notizie come questa oppure dandole? Bocca, Viola, Valli tacevano o parlavano?

Le prime pagine su Tangentopoli o su Falcone, così piene e vere, meritano di essere inghiottite da questo silenzio e da questo vuoto?

Andrea Confalonieri

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...