Il Varese più spuntato della storia

Corrono e si sbattono tutti ma chi la butta dentro? Sarebbe bastato un Becchio… Tifosi e squadra baby da applausi, tocca alla società. Un derby che non cambia la storia: è sempre biancorossa

Prima di tutto, voto ai tifosi biancorossi e alla squadra (nella foto di Ezio Macchi): mai così in basso in serie D in quasi 108 anni di vita (più 4 sui playout) con un organico mai così spuntato e baby – un 36enne, un 31enne, due 23enni e sette titolari con 21 anni o meno – onorano Como-Varese dando tutto, anzi di più. La differenza con il Como non s’è vista se non nell’assenza di un portierone ma soprattutto di un attaccante (e di una società solida, per ora è un cantiere aperto). E comunque la vera storia del derby non cambia: 16 vittorie Varese, 15 Como, 15 pareggi.

Abbiamo visto il Varese di Ravot e Pescatori nell’anno della seconda retrocessione consecutiva (dalla B dell’84/85 alla C2 dell’86/87); abbiamo visto tutte le squadre degli ultimi 33 anni e tutte le punte che hanno indossato questa maglia; abbiamo visto la squadra di Porciatti, del povero Verdicchio e di Bresciani o di Forte e Miracoli nell’ultima B ma abbiamo anche visto quelle di Tatti, Zerbio, Possanzini, Taldo, Cavicchia, Corallo, Del Sante, De Luca, Ebagua, Pavoletti; abbiamo visto un Varese senza centravanti veri e grandi ma piccoli, umili e orgogliosi che qualche golletto di natica o di pancia lo facevano. Ma non abbiamo mai visto un Varese che non avesse in rosa almeno un uomo-gol per più di un mese di campionato (dall’addio di Molinari all’arrivo di De Carolis – 2 gol in 11 partite alla Vibonese… ma appena entrato ieri l’ha messa): il derby si è deciso qui, e di ciò va chiesto conto alla società passata, presente e si spera futura.

Come si fa a partire a luglio con due sole punte di 35 anni in rosa (sarebbe bastato tenerne una in più di quelle dell’anno scorso, o anche un Becchio, e ora farebbero valanghe di gol)?

Come si può giocare a calcio al Sinigaglia davanti a 3000 spettatori con un attaccante  soltanto negli ultimi 7 minuti (nessun rimprovero a Tresoldi, anzi: De Carolis è arrivato l’altro ieri e non sarebbe stato corretto nei confronti del gruppo farlo partire prima) e sperare di cavarsela?
Per non parlare di Repossi, l’ala giovane più forte e capace di fare la differenza che ha indossato la maglia del Varese da quando è rinato. Quello che ci è mancato – con la sua spavalderia, con il suo coraggio anche nelle conclusioni o nella capacità di spaccare le difese – nelle ultime due partite (Borgaro e Como) per avere almeno 3 punti in più, i due di 8 giorni fa e quello di oggi. Repossi crea il colpo del ko che manca, ed è ancora un giocatore biancorosso. Sull’Aventino, in naftalina. Per noi, questo è un errore. Soprattutto se il campionato e la squadra dove dovrebbe approdare, la Ternana in serie B, sono fermi. Non sarebbe bastato incontrare il procuratore Paolillo e dirgli «appena riprende la B vai alla Ternana, ma intanto giochi per il Varese e ci fai vincere»?
Un patto con il diavolo? No, un compromesso un po’ cinico in cui tutti avrebbero dovuto mangiarsi un po’ le mani e un po’ d’orgoglio, rimettendoci qualcosa, ma che alla fine avrebbe fatto il bene del Varese e di Repossi. Il giocatore non avrebbe fatto la figura che sta facendo, il Varese avrebbe ottenuti risultati e punti in più.

E ora?

  1. Siamo quattro punti sopra i playout, servono almeno una quindicina di gol nelle prossime 17  partite: basterà De Carolis per vincere almeno le partite che servono per tirarsi fuori dai guai, partite come quella di mercoledì con il Casale?
  2. Non siamo mai teneri con la società perché chi arriva da fuori a Varese (portando sempre con sé qualcuno e non fidandosi mai del fatto che qui abbiamo già i migliori, basta convincerli a lavorare per te) deve capire che la stima va guadagnata e non è dovuta.
    Non siamo mai teneri ma stavolta tentiamo di capire un “mercatino” che non è all’altezza di una piazza come Varese col fatto che in un campionato ormai rovinato (bisogna salvarsi, punto e basta: ma nessuno si illuda che sia cosa fatta, anzi…) è inutile investire in grandi nomi, tanto vale puntare sui giovani, risanare e pagare i debiti. Ecco, quello va fatto: puoi anche perdere a Como dando tutto con una juniores rinforzata se intanto risani la società.
    Fatelo e solo allora accetteremo questo 1-3 e una serie D all’altezza di una squadretta, non del Varese.
    Dateci un futuro e non avremo paura a seguirvi in questo piccolo e inadeguato presente.

Andrea Confalonieri

One thought on “Il Varese più spuntato della storia”

  1. Qualcuno dice “Catellani senior fa un favore al figlio amico di Merlin e tutto resta come prima salvo tesserare brocchi della scuderia famigliare”. Tanti lo pensano.

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