«La Pallacanestro Varese deve avere paura di retrocedere»

Damiano Franzetti, firma di VareseNews: «Giusto temere l’A2, altrimenti non ti salvi. Ma lo sapevamo dall’inizio». Sul mercato: «Troppo un mese senza prendere la guardia». Su Coldebella: «Ha sbagliato, ma non può essere il capro espiatorio»

Oggi la Pallacanestro Varese, ultima con Brindisi, Pesaro e Pistoia, sarebbe retrocessa in A2 per la classifica avulsa. Una storia già vista nelle ultime stagioni, raddrizzate in corsa. Stavolta, però, sembra ancora più dura: nelle prossime quattro gare (Venezia, Milano, Cantù, Brescia) il calendario è impietoso, la società ha annunciato da mesi di avere poche risorse ma servono una guardia e c’è da decidere qualcosa in regia, con un play (Wells) in forte discussione. In più c’è la contestazione della curva contro il direttore generale Coldebella.
Abbiamo chiesto l’opinione di Damiano Franzetti, firma sportiva di VareseNews e punto di riferimento da più di 15 anni dei tifosi biancorossi con le sue dirette e i suoi articoli: la gente si fida di lui per il rapporto franco e diretto costruito in tanti anni insieme. E per lui la Pallacanestro Varese è una religione.

Damiano, Varese può retrocedere davvero?
Sì, perché è già successo. Comunque rimane un girone intero da giocare: l’anno scorso eravamo nella stessa situazione e ne siamo usciti, anche bene. Va detto però che c’era molto più talento: penso anzitutto a Maynor e Dominique Johnson, ma anche a Eyenga e Anosike, non per talento puro ma comunque per impatto in questo campionato.

Lei, personalmente, ha paura di retrocedere?
Sì. E sarebbe stupido non averne: significherebbe che va bene così. Avere paura invece permette di correre ai ripari. Un po’ di fiducia viene dalle altre 3/4 squadre nella situazione di Varese: Pistoia, Pesaro, Brindisi, Capo d’Orlando sono sul nostro stesso livello. Ce la giochiamo.

E se dovesse retrocedere, quali sarebbero le conseguenze?
Il problema è che si finisce in un campionato che è un far west tra 32 squadre. Da qualche anno ne sale una sola, l’anno prossimo saranno tre, poi ci si dovrebbe attestare a due; le regole possono cambiare, ma il concetto resta: risalire tra 32 sarebbe molto difficile. In A2 ci sono squadre con tradizione – Fortitudo, Treviso, Siena, Trieste, Roma – ma anche squadre “piccole”, con cui perdere sarebbe triste e farebbe girare le scatole. Quando retrocedemmo 10 anni fa non perdemmo quasi mai: ma se la cosa dovesse essere diversa, la situazione si farebbe pesante.

Torniamo al presente. Varese ultima per la classifica avulsa: di chi sono le responsabilità?
Domanda difficile. Ma la risposta più giusta è di tutti, ognuno secondo le sue responsabilità: giocatori, allenatore, dirigenza. Va però detto che quest’anno c’è stata onestà dall’inizio: l’obiettivo è salvarsi. Dunque ci troviamo dove dovremmo essere.

Mercato: quale l’errore più grande?
Hollis, di certo: se non lo fai giocare o gli chiedi di essere quello che non è, tanto valeva prendere un giocatore più funzionale alla causa. Poi, Wells: che ha dimostrato di non poter essere il leader di questa squadra.

Il dg Coldebella è nel mirino. Qual è il problema: pochi soldi spesi male oppure non poteva fare diversamente?
Abbiamo invocato per anni una persona che venisse da fuori, che facesse parte del mondo del basket e che si prendesse carico di appianare le situazioni che non funzionano: oggi c’è.

Ha delle colpe?
Sì. Il mercato l’ha fatto lui; manca una guardia da un mese; doveva portare degli sponsor: ci è riuscito, ma solo in parte. Quindi ci sta che sia sulla graticola, essendo il “capo”; ma non può essere il capro espiatorio.

La gente si chiede: Ponti investe nel vivaio, Tigros finanzia il “cubo” del PalA2A. Ma non sarebbe stato meglio investirli per fare una squadra più forte?
Domanda plausibile, ma mi sembra di essere di fronte a quelli che criticano l’apertura di un museo quando ci sono le buche nelle strade. Sono due cose diverse: investi del denaro da una parte per farne tornare da un’altra. Per esempio, il cubo può portare molta più visibilità, anche immediata, e quindi maggiori introiti e investitori. In più, bisognerebbe anche chiedersi se Tigros sarebbe stato disponibile a investire quei soldi in qualcosa di diverso. Stesso discorso per Ponti. Ci sono state cose che aiutano in una società e, come detto, forse questi aiuti potevano arrivare solo così.

Lei ha il polso sulla gente: quali sono i sentimenti?
C’è preoccupazione. E inizia davvero a montare uno scetticismo e una contestazione sull’operato di Coldebella e della società. Mi ripeto, però: Coldebella e Castelli sono quelli che tutti conoscono, poi però la società non sono solo loro. E quindi le colpe sono da dividere. Certo c’è preoccupazione e qualcuno sta perdendo la pazienza. Quest’impasse sulla guardia, per esempio, inizia a essere eccessiva.

La società è consapevole del rischio retrocessione?
Coldebella, Bulgheroni e Caja sono uomini di basket, quindi sì. A maggior ragione visto che a inizio stagione è stato detto “dobbiamo salvarci”.

Le prossime quattro (Venezia, Milano, Cantù, Brescia) sono durissime…
Sì, sono tutte difficilissime. Possiamo sperare in un jolly, che magari una giochi male. Ma parliamo di squadre più forti e talentuose di noi.

Varese ha buttato via nel finale diverse partite: perché?
Manca un giocatore che negli ultimi minuti si prenda le responsabilità e, contemporaneamente, faccia canestro: manca l’asso, il talento. Le responsabilità se le sono prese tutti: ma non abbiamo fatto canestro.

In generale, lo sport varesino sembra in declino. 
Declino no, perché è una ruota che gira: dieci anni fa il basket è retrocesso e il calcio era in C2, poi sono tornati al loro posto e il calcio anche molto più su. In declino no, in difficoltà sì. Sostengo da anni che forse in provincia ci siano tante se non troppe realtà sportive e che quindi si disperdano le risorse in tanti rivoli invece che focalizzarle in una sola di vertice; ma allo stesso non vorrei vedere tagliare nulla perché tutte queste diverse realtà sono meritevoli.

In chiusura, le chiediamo un articolo indimenticabile e uno invece che preferirebbe dimenticare.
Fuori dal basket, i mondiali di ciclismo. Sul basket, sono affezionato al titolo “Ti te dominet Milan”: gli Indimenticabili di Vitucci travolsero l’Armani al Forum nei quarti di finale di Coppa Italia. Quello che invece non vorrei riscrivere? La retrocessione dell’ultima volta…

Gabriele Galassi e Andrea Confalonieri

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