O salvate il Varese, o ve la vedete con Borghi e Maroso (e con noi)

Messaggio a Catellani, Basile o a chi diavolo comanda: in 108 anni nessuno ci ha mai condotto così in basso e con una squadra così debole (oggi ha perso senza neppure giocare: vergogna). Il Verbano è primo in Eccellenza con due dei nostri giovani migliori: imparate da Barbarito

Questo Varese è morto. Encefalogramma piatto. Fa venire voglia di scappare sulla luna, dove non esistono un vuoto e un cratere di queste dimensioni. E, da morto, sta scavando la fossa più grande nei 108 anni di calcio biancorosso, quella dove rimarrà per sempre: gli spareggi per non retrocedere in Eccellenza, ora distanti un solo punto.

Non è nemmeno sceso in campo contro una diretta rivale come il Casale. Nulla da dichiarare, mani basse, gambe molli, cuore tenero, un manipolo di juniores allo sbaraglio, qualche vecchietto che raccoglie ciò che ha seminato (egoismo e cinismo). Società fantasma: Basile ha il 100 per cento delle azioni ma non c’è più, forse ha finito la benzina e sicuramente la voglia, mentre chi opera nell’area tecnica (la famiglia Catellani, un nome che doveva e dovrebbe essere una garanzia) non si capisce dove voglia andare a parare. Perché metterci la faccia e poi raccattare solo qualche giocatorino qua e là che non è all’altezza del Varese con il rischio di un’impresa come quella di fare retrocedere in Eccellenza una società e una piazza che nel maggio 2015 erano ancora in serie B? Perché lottare con gli stuzzicadenti per una causa persa? L’è püssee la spesa che l’impresa.

Peo Maroso e Giovanni Borghi, forse, stanno piangendo. O ridono amaro: che siano loro ad aver fatto nevicare con il sole? O la buttano sull’ironia, un po’ tragica e un po’ all’inglese, come hanno fatto i tifosi del Varese? «Il 10 di Neto Pereira ce l’ha Cosimo La Ferrara». «I giovani migliori del Varese giocano al Verbano, primo in Eccellenza». «Ferri vai avanti a far danni, invece di farli dietro». Fino a quell’uscita nel silenzio tombale dello stadio, rotto da un coretto più contundente d’un maglio: «Tornereeemo, tornereeemo, tornereemo in Eccellenza».

Il preparatore dei portieri del Casale Maurizio Brancaccio, grande uomo ed esempio nel Varese dell’era Capozucca – e grande uomo anche dopo, quando s’aggrappò alla vita, difendendola con i denti nei guantoni – alla fine abbassa teneramente e umilmente gli occhi quando gli chiediamo se questo Varese rischi la retrocessione. Non rispondere con un «sì» gli fa onore. Come questa aggiunta tutta orgoglio: «Ragazzi, il Varese lancia Possanzini, Di Natale, Cavicchia, Taldo, Sorrentino, Fava, Balzaretti e Citterio, De Stefani, Porro. Chiedete a quel genio di Capozucca come faceva».

A proposito: con meno di 100mila euro euro patron Barbarito ha issato il Verbano in cima all’Eccellenza a più 3 sulla seconda, rimborsi da 300-500 euro, con una squadra che oggi, come minimo, avrebbe pareggiato con il Casale e forse battuto il Varese. Umiltà, radici, vivaio (basta una persona giusta, come lo è il nostro grande ex Giorgio Scapini, e questa persona al Verbano si chiama Costanzo Celestini. Nel Varese di oggi chi ci sarebbe?). Barbarito è da oltre vent’anni al Verbano, ed è un esempio di gestione e passione alle porte della città: quanto ci vuole a imparare qualcosa?

Prendete Gecchele e Malvestio, varesini cresciuti nel Varese che stanno spaccando l’Eccellenza con la maglia del Verbano, media tra il 7 e l’8 in pagella, e che alla sera si sbucciano i gomiti (Malvestio per esempio lavora alla Paranza in centro città, e lavora alla grande): hanno qualcosa in meno dei giocatori che sono andati in campo con la maglia biancorossa? No, anzi: hanno molto in più. Eppure sono stati ignorati e venduti per incapacità o per fare cassa: e di esempi come questi ce ne sono a iosa.  Che senso ha continuare a vivere senza i valori del Varese, pagando gente che non lascia traccia quando ce n’è altra che pagherebbe per indossare la nostra maglia e farebbe pure la differenza?

Cari Catellani e chi vi ha preceduto, ci avete portato Ba, La Ferrara, Pedrabissi e De Carolis – e prima di loro Iacolino, Molinari, Longobardi, Rolando, Magrin, Bruzzone, Careccia, Granzotto: comunque tra questi e gli altri c’è una bella differenza… – ma a noi bastano Gecchele e Malvestio: volete capirlo o no?

Ps: prima del via Sauro Catellani ha fatto lo shampoo a Repossi davanti al procuratore Paolillo che lo sta portando alla Ternana (il tono era più o meno questo: “Per fare strada nel mondo del calcio servono molte cose, e tu non le hai, o non le avrai”) e dopo il fischio finale, terreo, ha voluto parlare a Tresoldi, mai così in bilico.

Andrea Confalonieri

One thought on “O salvate il Varese, o ve la vedete con Borghi e Maroso (e con noi)”

  1. P.s. Caro confa, chiediti xchè a Modena i TIFOSI hanno cacciato a calci taddeo e hanno preteso il fallimento obbligando il comune di Modena proprietario dello stadio a mettere i lucchetti x i debiti.
    Qui a VARESE non si fa lo stesso x colpa dei ciaparatt i come te….
    Cambia mistèè ca le mei!

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...