Il Varese di Nessuno merita qualcuno

Una squadra di sbarbatelli senza tifosi e ufficialmente senza società gioca come se non avesse futuro: scintilla riaccesa, salvezza possibile. Sauro Catellani in tribuna a soffrire: è ora che si faccia avanti e diventi davvero il proprietario

Senza tifosi, senza gli ultimi giocatori forti sopravvissuti alla grande fuga (Palazzolo e Monacizzo erano ko), ufficialmente senza società (Sauro e Fulvio Catellani, anche ieri in prima linea in tribuna, non hanno quote), senza la dignità strappata da tutti i dirigenti che l’hanno sedotto e abbandonato o da giocatori che sono scappati al primo vento contrario, il Varese baby pareggia con la Pro Sesto quando lo davano tutti (noi compresi) per morto.

Il Varese non ha giocato da Varese, di più: si è fatto scivolare addosso la serie B ma anche la serie C e la serie A, muovendo soltanto le gambe, il cuore e un coltello tra i denti come fosse una squadra di signori Nessuno, e come se la Pro Sesto fosse la Juventus.

Undici piccoletti hanno giocato da belve che non hanno più nulla da perdere, undici minuscoli Carletto Soldo, il condottiero di una memorabile salvezza ottenuta senza società-senza soldi-senza nulla e festeggiata nello spogliatoio di Novara con un brindisi nei bicchieri di plastica dove c’era acqua minerale, come scrisse Natale Cogliati.

Il Varese ha giocato come se fosse l’ultima squadra della classifica. Non era facile o era quasi impossibile farlo perché si chiama pur sempre Varese, baby o no, con il peso e la paura di non riuscire a fare il Varese (e non sarà facile farlo al Franco Ossola quando qualche partita dovrai pur giocarla in maniera importante per riuscire a vincerla).

Ha giocato con Zazzi quasi difensore aggiunto, con il portiere Bizzi in versione Pissardo, con Morao sette polmoni che a tratti correva come Pessotto e Balzaretti, con Simonetto e Rudi centrali che randellavano e picchiavano  (ah, che bravo Rudi capitano a giocare in totale umiltà senza lavate di capo agli altri e senza protagonismi) e con quei pochi che sono rimasti come se da questa partita e dalla loro vita dipendesse la vita di tutti, quindi anche di chi è scappato dalla società, dallo stadio e dal Varese.

Trentun anni Rudi, poi Morao e Ba (24), Pedrabissi 23, Simonetto e De Carolis 22, gli altri cinque sono più piccoli ancora: tutti insieme forse ne valgono anche meno, come credibilità e fama, eppure giocano da veri “ultrà” – cioè senza compromessi – contro una squadra quarta in classifica che sulla carta ha nomi e budget da serie C. Forse così non ci salveranno, ma almeno adesso crediamo che sia possibile farlo. Bravi a convincerci Tresoldi e i suoi baby.

La bellissima fotografia che vedete qui sotto riassume la giornata: al fischio finale mister Tresoldi stritola Pedrabissi come se avesse vinto la coppa del mondo. Direte: ma è fuori di testa? No, è malato di Varese, ci ha creduto quando non ci credeva quasi più nessuno e questa sua fede cieca riaccende una scintilla. Fossero tutti come lui…

l'abbraccio tra Tresoldi e Pedrabissi al fischio finale
l’abbraccio tra Tresoldi e Pedrabissi al fischio finale

Capitolo società: Fulvio Catellani ha seguito la partita sugli spalti tra il socio Stefano Salvatori e la segretaria biancorossa Chicca Bianchi mentre papà Sauro si è appostato in cima alla tribuna, soffrendo da solo. Cari Catellani, si vede che state soffrendo: buttatevi apertamente nel Varese, parlateci chiaro, salvatelo e rilanciatelo. Dateci un imprenditore serio e importante, avrete al vostro fianco città e tifosi.

Stefano Salvatori Chicca Bianchi e Fulvio Catellani
Stefano Salvatori Chicca Bianchi e Fulvio Catellani

Papà Sauro Catellani alla fine ha salutato uno per uno i giocatori che uscivano dallo spogliatoio come fossero figli suoi, Tresoldi in panchina pareva tarantolato come il Devis Mangia dell’ultima risalita dai dilettanti (perfino nell’ironia: «Balconi ha fatto più minuti oggi che in tutta la sua esperienza con me nella Juniores»), ma è stato Bizzi a riassumere con leggerezza e bellezza una piccola rivincita dopo le legnate prese: «Contento della prestazione, però mi è rimasta la febbre nei piedi, con quei rinvii…».

Il Varese resta un puntino, ma il puntino adesso lotta e non si fa schiacciare.

Este muerto està muy vivo, titolerebbero in Spagna.

Noi diciamo: weekend con il morto, ma il morto è ancora vivo.

Andrea Confalonieri

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