C’è Arijan di festa

Gianni Chiapparo fa gli auguri ad Arijan Komazec (48 anni oggi) e un’onda d’affetto ed emozioni travolge l’ex campione croato della Pallacanestro Varese, bionico sul parquet ma così tenero e fragile fuori

È bastato il grande cuore di Gianni Chiapparo, che qualche ora fa ha scritto su Facebook “Buon compleanno Arijan”, per scatenare un’onda di emozioni e ricordi – e di memoria che diventa identità collettiva, quell’identità che poi si tramuta in appartenenza, bandiera, radici, tradizione – verso uno dei giocatori della Pallacanestro Varese più esplosivi in campo e fragili (teneri) fuori. Il solo nome mette i brividi: Arijan Komazec da Zara, Croazia. 

Oggi ha compiuto 48 anni e nella miriade di messaggi inviati a Chiapparo c’è la riconoscenza di Varese verso un campione e un uomo che a Varese non verrà certo ricordato per i 31,6 e i 33,2 punti a partita nelle due stagioni in maglia Cagiva, per la ferita del passaggio alla Virtus o l’umile ritorno in biancorosso del ‘97, ma perché per tanti come noi ha incarnato il riscatto, l’amore, l’orgoglio della Pallacanestro Varese.

Qualcuno, mentre la curva lanciava quell’indimenticabile coro per Arijan, stava diventando grande, mentre qualcun altro tornava bambino, come se ogni domenica al palazzetto ritrovasse il suo Goldrake.

Giancarlo Pigionatti fissò per sempre in un titolo ciò che fu e ciò che è ancora Komazec per tutta Varese: “C’è Arijan di festa”.

Sretan rođendan, grande Arijan.

Andrea Confalonieri

Il messaggio più bello

“Erano gli anni in cui scrivevo per davvero. Credo di aver conosciuto Arjian a fondo. Sono stato a casa sua anche un intero pomeriggio per cercare di interpretarlo. All’inizio, non era contento fossi lì: glielo avevano imposto. Poi, clamorosamente, ha cominciato a raccontarsi. Qualcuno ricorda di aver mai visto Arjian parlare?
Genitori di etnie diverse, si era ritrovato doppiamente dilaniato dalla guerra fra serbi e croati. Fuggito sotto le bombe aveva trovato rifugio fisico per se’, moglie e figlio proprio a Varese. Il rifugio mentale, quello no: credo non lo abbia mai trovato. Ci provava in partita: dimenticare tutto, trasformandosi in macchina da canestro. Immarcabile. Ed anche in allenamento: ci volevano due assistenti per le sue personalissime sedute di tiro. Ne sa qualcosa il Giangi… Almeno un migliaio di tiri al giorno. Non glielo chiedeva nessuno. Lo pretendeva da se stesso. Per riuscire ad alienarsi: voleva metabolizzare ogni movimento, ogni posizione, ogni possibilità di tiro, rendere tutto talmente suo da non doverci più nemmeno pensare. Spegneva il cervello e tirava. Anzi, spegneva il cervello, si smarcava e faceva canestro”.

Roberto Marabini

Varese è la parte migliore di me

“Varese è stata la parte migliore della mia carriera. Sono capitato in città nel momento giusto e la gente mi ha dato tanto. I varesini mi hanno amato e stimato, io ho solo restituito una parte di quell‘affetto. Con Menego e Poz univamo il lavoro allo scherzo: io prima di conoscerli ero un professionista e basta, loro mi hanno insegnato a giocare divertendomi. Si, vincere allora era naturale”.
Arijan Komazec a basketinside.com

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