Cari Catellani, salvate il Varese e diteci con chi lo fate

Più di mille tifosi allo stadio e una squadra di ragazzini senza stipendi che dà tutto. Fulvio Catellani alla fine si ferma per ore a parlare con la gente, mettendoci la faccia. L’anticonf@rmista gli chiede: chi è l’imprenditore che metterà i soldi per sanare i debiti e rilanciare il club?

Avete voluto la bicicletta e adesso pedalate. Come stanno facendo con grande dignità e orgoglio i giocatori superstiti e quelli pescati nella juniores, allenatore Tresoldi in primis. Come fanno i tifosi, anche oggi più di mille, caldi e cattivi come sempre: altrove avrebbero strappato gli abbonamenti e fatto volare gli stracci dopo un anno e mezzo di promesse da marinai, promozione e serie B in tre anni comprese.

Adesso che hai voluto la bicicletta, caro Fulvio Catellani, pedali. Ti dobbiamo riconoscere di avere immerso la faccia nella cacca in cui è finito il Varese (una montagna di debiti e lo sputtanamento societario) e di continuare a mettercela visto che mentre stiamo scrivendo dal bar dello stadio, immersi nel profumo della salamella grigliata dal mitico Trivini, tu sei ancora fuori al buio di una sera invernale in mezzo a un capannello di tifosi che non ti lasciano andare. E dobbiamo aggiungere che ci sei piaciuto anche qualche ora prima in tribuna mentre la squadra stava facendo i miracoli, in vantaggio 1-0 contro un avversario e una società molto più forti: hai sfiorato la rissa con qualche nemico per difendere il “territorio” e i biancorossi, questo sì che è da Varese.

Ci piace questa tua voglia di buttarti nel fuoco che rasenta la pazzia, ma allora devi chiarire quello che non ci piace. O non ci è chiaro.

Non ci è chiaro perché dovrebbe essere decisivo per le sorti future del Varese far venire avanti e indietro in auto dalla Puglia due volte in una settimana il ventiseienne Piergiuseppe Sapio, che si è occupato del vivaio di Giovani Cryos, Polisportiva Saca, Martina Franca eccetera. Che aiuti economici può dare? Quali sono le sue risorse e da dove vengono? Quali competenze ed esperienza avrebbe per essere a capo del settore giovanile del Varese Calcio? (Sai, qui siamo abituati a Sogliano e Scapini…).

Caro Fulvio, tu ci metti la faccia ma i soldi per coprire il mezzo milione e più di debiti, le vertenze con ex giocatori e allenatori (rischiate 10 punti di penalizzazione se non sborserete almeno 40mila euro in un mese), pagare i creditori e la squadra, chi ce li mette? (A proposito: se gli stipendi di novembre dovevano essere pagati il 22 gennaio, come da te assicurato allo spogliatoio, rimandare il termine ti accomuna ai tuoi predecessori e non ti fa fare una bella figura).

Sapete cosa pensiamo, perché in fondo è anche quello che ci auguriamo, cari Fulvio e Sauro Catellani?

Pensiamo che esista, da qualche parte, qualcuno interessato al Varese e che questo qualcuno, per l’amicizia o il rapporto professionale che ha con voi, possa avervi detto: andate avanti, poi arrivo io con le risorse per risanare la situazione. Se ci stiamo sbagliando, cari Fulvio e Sauro, basta dirlo perché ci rassegneremmo a un’inevitabile nuova fine, una fine da condividere insieme a voi, naturalmente, e a chi è ancora proprietario al 100% del Varese: Paolo Basile.

Infine, la partita: per oggi BA…sta e avanza così. Pubblico e squadra con mentalità da salvezza: ci avevano promesso di tutto, perfino la serie B in tre anni. Ci hanno strappato quasi anche la vita ma non l’anima e quella voglia di salvare il Varese a mani nude, a costo di fare giocare il figlio del custode o del massaggiatore (è un po’ quello che sta accadendo…). Oggi quest’anima e questa voglia non hanno pareggiato, né vinto, ma stravinto.

Di ciò che mette in campo questo gruppo di giocatori nulla da dire, anzi: a volte avanza come si fa nel rugby, un metro alla volta e spingendo i compagni a testate nella mischia, senza nomi sulla maglia. Di questo fuoco che brucia mentre la cenere si sta spegnendo bisogna ringraziare Tresoldi.

BA…sta e avanza, c’è tutto in quella sillaba iniziale. Un giocatore, questo Fabien Ba, che è un mix tra una gazzella e un mulo e che, a volte, sembra avere ai piedi gli scarponi da sci. Ma si butta dentro come faceva all’inizio Denilson Gabionetta (altra classe, meno spirito): un selvaggio pronto a morire per quello in cui crede. E’ l’unica cosa che conta. Insieme a Palazzolo, che ha valori da uomo vero: non si tocca e ci porterà alla salvezza insieme a Zazzi e Monacizzo.

Prossime tre gare da dentro o fuori (Derthona, OltrepoVoghera, Arconatese). Se esistesse ancora un Sogliano al Varese, oggi direbbe: «Ragazzi della curva nord, tornate a tifare per noi e aiutateci».

Andrea Confalonieri

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