Quel gesto di Okoye ai canturini è il simbolo del “cata su”

Qualcuno fa il moralista dando dell’antisportivo all’americano di Varese per il “saluto” ironico e ripetuto alla curva di Cantù dopo il trionfo di ieri sera (in fondo il VIDEO). Invece è uno sfottò che incarna lo spirito del derby, lo difende e lo perpetua

C’è un’immagine isolata da un video di Eurosport, una sola, che racchiude Cantù-Varese ed è un’immagine poco o per nulla pubblicizzata perché a qualche schizzinoso o conformista può suscitare i soliti moralismi da riservare a ben altre cose. Ma per noi che siamo anticonformisti questa immagine non può avere censure, anzi suscita orgoglio e appartenenza. Così ve la proponiamo e la difendiamo.

Se il derby un giorno rischiasse di scomparire, infatti, basterebbe rivederla per riportarlo in vita. L’immagine è quella di Okoye che dopo una partita di insulti e fischi esce dal parquet di Desio, punta la curva canturina e ripetutamente alza le mani, muovendole avanti e indietro, come per dire «continuate a fischiare e insultare anche adesso, avanti, continuate adesso che vi abbiamo battuto e vi passo sotto il naso». Riassumendo il significato in due parole, è come se Okoye dicesse ai canturini: «Cata su».

Qualcuno invoca correttezza nei confronti degli avversari e si straccia le vesti,  noi invece pensiamo che sia stato semplicemente uno sfottò, una beffa, un cata su gesticolato, splendido e indimenticabile come l’aereo dei canturini che sorvolò il palazzetto di Masnago il 30 marzo 2008 trainando uno striscione con la scritta “Serie B, Serie B”. E Okoye è semplicemente un americano che – a dispetto di molti americani che non ci sono riusciti – diventa varesino e capisce cosa significa questa rivalità: così, se lasciano a casa i suoi tifosi,  ci pensa lui a portarli a Desio, tutti dentro quel gesto, in faccia ai rivali, tutti in quel cata su mimato invece che urlato.

Siate sinceri, tifosi di Cantù: anche a voi sarebbe piaciuto avere un giocatore così, che avesse fatto proprio quel gesto lì sotto la curva Nord del PalaWhirlpool dopo il meno 35 inflitto ai biancorossi nel 2005. Avreste goduto anche voi come ricci come stiamo facendo noi; vi sareste caricati e poi avreste aspettato il pullman dei vostri nella notte. Quando Attilio Caja, di fronte a quei cori tutti per lui, ha fatto scendere dal pullman Okoye, che nemmeno è stato il migliore, indicandolo come simbolo di questo derby. Perché ha portato nel palazzetto il sentimento dei tifosi che non avevano potuto esserci. E perché Caja sa benissimo che i gesti offensivi o che provocano violenza sono ben altri. Questo è uno schiaffo di sfrontatezza, sfida e fede: rappresenta ciò che sei di fronte ai rivali di sempre. Di questo è capace chi ha sangue che scorre veloce nelle vene in un mondo di robot, ultra professionisti piegati al loro ruolo e ai loro guadagni. È il simbolo dell’anticonformismo. E del cata su.

Andrea Confalonieri

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