Il vivaio del Varese si salva in A, sfiora i playoff in B e domina la C

Nella classifica delle squadre che hanno lanciato giocatori attualmente in A o in B i biancorossi restano tra i grandi. Da Lazaar a De Luca, senza dimenticare Pisano, ecco il “tesoro” di Masnago: ce lo racconta Giorgio Scapini

Varese salvo in serie A, a un passo dai playoff in serie B, quinto in serie C.
Stiamo sognando? No, è la classifica dei vivai italiani stilata in base al numero di giocatori che militano attualmente in serie A o B.

Lo spunto viene dal Corriere dello Sport, che ha elaborato una tabella in cui analizza la provenienza dei giocatori delle due principali categorie italiane, compilando una lista delle squadre in cui sono cresciuti e poi mettendole in graduatoria.
In serie A è prima la Roma con 44 giocatori lanciati dal suo vivaio che ora giocano in A o in B, poi Milan (43), Inter (40), Juventus (37) e Atalanta (32). Il Varese? Sarebbe davanti a Crotone (2), Spal (4) e Benevento (5), quindi “salvo”.
In serie B primo il Brescia con 20, poi Empoli (18), Pescara (16), Parma (13) e Palermo (12). E i biancorossi? Appena fuori dalla ipotetica zona playoff, undicesimi, davanti a Pro Vercelli (0); Entella, Venezia e Carpi (2); Foggia, Cremonese e Avellino (3); Ternana e Perugia (5); in parità con Novara, Cittadella e Ascoli.
Clamoroso il dato in serie C: il Varese è quinto dietro alla Reggina (10), poi Padova, Siena e Lecce (9). Alle spalle dei biancorossi Catania, Livorno, Alessandria, Triestina, Arezzo, Monza, Piacenza, Reggiana, Vicenza e tutte le altre.

Quanti sono, dunque, i giocatori cresciuti qui che fanno parte di questa inchiesta? Sono 6: Giuseppe De Luca (Entella), Achraf Lazaar (Benevento), Giacomo Beretta (Foggia), Andrea Barberis (Crotone), Alessandro Micai (Bari), Riccardo Fiamozzi (Pescara). Da ricordare, ovviamente, anche Eros Pisano, che però non figura perché gioca in Inghilterra (Bristol City).

Cosa ci dicono questi dati? Nonostante le ultime tre stagioni nei dilettanti in cui è stato più difficile investire nel vivaio (anche per i noti problemi economici), finché è stato fatto i risultati sono arrivati e sono clamorosi: dimostrano che questo territorio è ricco di talenti e il Varese è la squadra ideale – per questioni di storia e non solo – dove crescerli. Tanto che si potrebbe facilmente costruire un undici tutto del territorio per vincere la serie D. E questo, per Catellani e i nuovi proprietari, può e deve essere un assist da sfruttare.

Ecco, poi è necessario avere gli uomini giusti. Che conoscono i giocatori, i colleghi, le squadre, il territorio, il vivaio. E lo spirito del Varese. Uno su tutti, Giorgio Scapini (nella foto con Sean Sogliano). A cui abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa dei nostri magnifici 6.

De Luca
De Luca

Giuseppe De Luca.
Varesino di nascita, attaccante classe ’91, cresciuto nel Varese dai giovanissimi in poi: arrivò dalla Cas.Mo. (Casciago-Morosolo) per 500 euro e un abbonamento al Franco Ossola. «Organizzammo un provino allo stadio con i migliori delle squadre limitrofe – racconta Scapini – Era piccolino, ma la rapidità e la tecnica impressionarono tutti. Mirko Bonetti, mister dei giovanissimi, inventò il soprannome “la zanzara”; negli Allievi di Stefano Bettinelli, in coppia con Beretta, fece benissimo; nella Beretti di Toni Criscimanni si confermò; nella Primavera di Devis Mangia esplose definitivamente. Mi ha chiesto per anni: “Posso farcela?”. E io rispondevo: “Ma dove vuoi andare, piccolo come sei?”. Lo prendevo in giro, vedevo che aveva dentro qualcosa di speciale: una fame incredibile di arrivare, di fare il calciatore, per lui e per la sua famiglia». Una fame e… una sete incredibile: «Dopo la partita beveva sempre la Fanta. E a ogni gol, il Dante gliene regalava una». Dal Varese, dopo la finale playoff con la Sampdoria, andò all’Atalanta per circa un milione e mezzo di euro.

Lazaar
Lazaar

Achraf Lazaar.
Marocchino di nascita ma cresciuto qui, terzino sinistro classe ’93, al Varese dai giovanissimi: «Lo vide mister Gennari, giocava al Venegono: mi disse “ha davvero una gran gamba…”. Lo comprammo per 2.500 euro» svela Scapini, che poi racconta un altro aneddoto: «Come sapete, esplose nella Primavera di Mangia. Nell’ultima partita di stagione regolare, l’Udinese ci rifilò un duro 3-0. La sera, dopo la partita, Lazaar andò all’Hollywood: Mangia lo scoprì su Facebook. Il martedì vado a Cassinetta all’allenamento, tutti si stanno allenando in gruppo tranne lui che fa ripetute da 100 metri su e giù. Chiedo a Mangia il perché, Mangia mi risponde “Chiedilo a lui”. Dopo 40/50 ripetute ho chiesto la clemenza della corte… Le aveva fatte tutte, al massimo: non ce la faceva più. Ma che corridore incredibile. E aveva anche un gran cross». A dicembre del secondo anno in Primavera, Lazaar partì per la prima squadra del Palermo: anche in questo caso la plusvalenza fu davvero importante (intorno al milione di euro). 

Beretta
Beretta

Giacomo Beretta.
Altro varesino (di Induno, per la precisione), attaccante classe ’92, fiore all’occhiello di una famiglia di grandi calciatori (papà Carlo e i fratelli maggiori Andrea e Giovanni), anche lui nel Varese dai giovanissimi. «Lo vidi io, al Bosto, tra gli esordienti – dice Scapini – A fine partita andai verso gli spogliatoi; dietro a una vetrata c’era un uomo, a cui chiesi notizie di alcuni giocatori. “Mi dica!”. “Vorrei sapere qualcosa di Beretta…”. “Beretta? Ma è sicuro?”. Era suo papà, Carlo. Che lo mandò da noi, d’accordo con il Bosto: alla squadra di Capolago andarono 750 euro subito e 750 alla conferma. Forza fisica e potenza incredibili e un dribbling nello stretto che mi colpii subito: spalle alla porta, si girava velocissimo, con la palla stretta al piede imprendibile per il suo marcatore. Un dono naturale. Lo allenarono Pierluigi Gennari nei giovanissimi e Bettinelli negli Allievi». Poi, il trasferimento all’Albinoleffe (con Gazo e Disabato) per una cifra intorno al mezzo milione di euro.

Barberis
Barberis

Andrea Barberis.
Genovese, centrocampista classe ’93, arrivato al Varese in Primavera. Anche qui, Scapini ha una storia da raccontare: «Ce lo segnalò, se non ricordo male tramite Sannino, il direttore sportivo del Finale Ligure. Lo portammo in ritiro: molto educato e timido, non parlava mai. Sembrava non avere carattere e dopo il ritiro di Macugnaga era nella lista dei “no”. Scesi dal ritiro, amichevole contro il Verbania: vidi qualcosa. Gli dicemmo “no”, ma non ero sicuro e parlai con Mangia: “Devis, ho visto qualcosa in lui…”. “Direttore, anche io”. “Teniamolo un’altra settimana allora”. Lui però era già in macchina con sua mamma e stava andando via; li rincorsi: “Signora, me lo lascia ancora una settimana?”. Quella stagione fu incredibile, un crescendo continuo fino alla semifinale Scudetto con la Fiorentina, 8 contro 11: fece una partita pazzesca. E segnò uno dei rigori mettendola all’incrocio: che personalità! Mangia lo adorava». In prima squadra al Varese non incantò:«Vero: lo difendevo, ma faceva molta fatica. Poi però a Crotone ha fatto e sta facendo ancora grandi cose». Con il fallimento del Varese, infatti, Barberis andò al Crotone con cui ha conquistato una serie B e una salvezza in A.

Micai
Micai

Alessandro Micai.
Mantovano, portiere ’93, anche lui al Varese dalla Primavera di Mangia. «Arrivava da una squadra dilettanti, lo mandai in ritiro con la prima squadra a Baveno chiedendo a Oscar Verderame di valutarlo perché ce l’avevano segnalato ma non lo conoscevamo – ricorda Scapini – Un portiere atipico, non di grande tecnica ma istintivo, con personalità. Verderame disse sì e diventò titolare con il passare del campionato Primavera». La stagione finì con quell’uscita a vuoto nella finale Scudetto contro la Roma: «Sì, purtroppo. Ma devo dire a sua discolpa che non era al massimo della condizione fisica». Dopo quella finale, andò a Palermo con Sean Sogliano e Mangia.

Fiamozzi
Fiamozzi

Riccardo Fiamozzi.
Trentino, terzino destro classe ’93, arrivò dal Milan per la seconda Primavera, quella di Paolo Tomasoni. «Il Milan praticamente ce lo regalò: un prestito che divenne definitivo a costo zero – spiega Scapini – Aveva una velocità incredibile e grande capacità di crossare. Fu bravo Tomasoni ad abbassarlo da ala a terzino, cosa che fece contemporaneamente anche con Lazaar. Due grandi intuizioni». Il Torino lo prese in comproprietà lasciandolo al Varese, poi il Varese lo “vinse” alle buste ma lo perse in seguito al fallimento.

Pisano
Pisano

Eros Pisano.
Bustocco, terzino destro classe ’87. Come detto, non è nella lista di cui abbiamo parlato perché gioca all’estero, ma è un diamante del vivaio varesino. «Lo presi dagli esordienti dell’Antoniana di Busto per 750.000 lire. Entrò con noi dai giovanissimi: faceva la mezz’ala, poi negli Allievi Mangia lo spostò terzino. Un aneddoto? Ce ne sono tanti, ma il mio preferito è questo – sorride Scapini – Nell’anno dell’Eccellenza il Varese doveva giocare in Coppa Italia a Gavirate e a Belluzzo serviva un terzino destro. Chiese un ragazzo della Beretti, gli mandai Pisano. Alla partita, Ricky Sogliano era seduto davanti a me. A inizio partita disse: “Da dove arriva quello?”. A metà partita: “Quello giocherà almeno in serie B…”. Non sbagliò. Anzi, Eros ha fatto anche tanta serie A». Pisano lasciò il Varese dopo la semifinale playoff con Sannino del primo anno di serie B per andare al Palermo con Sean Sogliano; anche qui la plusvalenza fu molto importante (entrò più di un milione di euro).

Raccontati i giocatori, tre domande di chiusura al direttore.
Scapini, come si riconosce il talento?
«Difficile dirlo, pur dopo 35 anni che seguo i settori giovanili. Io guardo il gesto: il primo controllo è quello che mi entusiasma. Il primo controllo dice tutto, è capacità innata; il resto si può costruire nel tempo. Poi, il coraggio. E infine la leadership: che non significa parlare tanto, ma essere un punto di riferimento per i compagni».

Quale è stato il suo più grande errore?
«Marco Parolo. Ero al Varese, me lo propose il Soccer Boys, il Torino Club in cui era cresciuto mi diceva di prenderlo. Non mi convinse: per me era lento. E, a mia discolpa (ride), anche per un osservatore della Juventus. Lo prese il Como… E non ne voglio parlare oltre!».

L’ultima. Quanto conta il vivaio, soprattutto al Varese?
«Il Varese è sempre stato aiutato dal settore giovanile a sopravvivere. Per i giocatori da inserire in squadra e, economicamente, per quelli lanciati. Il vivaio è un capitale, un tesoretto. E chi arriva in prima squadra dal settore giovanile dà sempre il massimo: indossare la stessa maglia e diventare grande con lei è qualcosa che ti spinge a dare tutto. Guarda cosa dicono anche i ragazzi che ci sono adesso, come Simonetto e Lercara. Per la maglia biancorossa daranno sempre tutto. E con il cuore si possono vincere anche le sfide impossibili».

Gabriele Galassi e Andrea Confalonieri

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