Il Varese è già fallito tre volte. Non succederà più

Domani pomeriggio l’incontro decisivo per la cessione della società: nel 2004 e nel 2015 nessuno voleva coprire i debiti. Stavolta è diverso… La squadra? Dà tutto ma oggi non ha avuto coraggio

Già due volte (2004, 2015) il Varese è fallito perché nessuno ha voluto rilevare una società piena di debiti. Non può succedere più. Non deve succedere più. Oggi pomeriggio è in programma l’incontro decisivo dall’avvocato Piccolo: se sarà messo nero su bianco il passaggio di quote da Paolo Basile ai nuovi proprietari (che immediatamente affideranno ogni potere a Sauro Catellani, non solo per la parte tecnica) la storia, per una volta, sarà cambiata. Anche per Paolo Basile che, a differenza di Turri e Laurenza, non verrà associato al fallimento del Varese, il quarto della storia: un “titolo” che dura in eterno. E che non si merita.
Ma quanto vale il Varese? Non ha prezzo. E, se ce l’ha, non è un prezzo ma un gesto. Come quello di chi (due indizi: condimento per riso e costruttore svizzero) è disposto a pagare un debito di almeno 600mila euro per averlo: un solo euro in più richiesto, e questo gesto non avrebbe senso.

E invece lo ha perché ci sono ancora tifosi come Federico ed Ernesto, e a loro forse si aggiungerà anche Andrea, che hanno invitato dieci giocatori  giovedì prossimo al Cuor di Sasso: offrono loro, forza Varese.

E invece lo ha perché ieri prima della partita un lettore ci ha scritto: «I debiti con i tifosi paganti sono stati calcolati? O devono risarcire solo giocatori, allenatore ecc.? Basta prese per il culo. Rispetto per i tifosi del Varese, unici degni di questo nome. Indegni».

Questo lettore ha perfettamente ragione: prima vengono i tifosi e poi il resto. Senza tifosi non ci sono dipendenti, giocatori, proprietari e nemmeno giornalisti del Varese. Il debito con i tifosi, «presi per il culo» (citiamo il lettore) da tutti i dirigenti che hanno chiesto abbonamenti e biglietti in cambio di cavalcate, promozioni, ripescaggi, stadi e altre «prese per il culo» (ri-cit), non viene calcolato perché è incalcolabile. Nessuno può pagarlo, se non con i fatti.

La prima cosa da fare con i tifosi del Varese qual è? Dire, finalmente, le cose come stanno: «Spazziamo via tutti e tutto. Proviamo a salvarci all’ultima giornata o, al massimo, ai playout. E se malauguratamente retrocediamo, lottiamo per farci tirare su: siamo già stati ripescati una volta dall’Eccellenza, o no? Tanto noi qui restiamo fino al 2025: non per andare in serie B o in A ma per qualcosa di più importante. Mettere radici, fare le cose bene e perché, quando si parla del Varese, non lo si faccia per i debiti e i fallimenti ma perché fa paura. Non come tifoseria, che già lo fa e l’ha sempre fatta. Ma come società. Per difendere il nome del Varese prenderemo a testate anche i muri, da oggi e per sempre. E non venderemo l’anima a nessuno, nemmeno per soldi». Diteci questo, nuovi proprietari del Varese, e vi dimostreremo  che qui i miracoli avvengono molto prima che in qualunque altra squadra. Il Varese è la squadra dei miracoli: basta crederci.

PS: alla nuova società, come primo atto, chiediamo una cosa facile. Mercoledì 21 arriva al Franco Ossola la capolista Gozzano: giocate di sera, fatelo per la gente. Almeno voi, iniziate bene: pensando ai tifosi. Anche perché il Varese a Masnago è bello di notte. Perfino più di Boniek.

Infine, la partita pareggiata ieri.
Il Varese ha provato a vincere all’ultimo minuto. Non basta: doveva farlo dal primo. Ha provato a vincere a Como, perché non con l’OltrepoVoghera? Perché deve uscire dal campo con il rimpianto di non aver provato a spingere dall’inizio alla fine? Ha dato tutto quello che aveva, e va bene, ma nella direzione sbagliata: guardandosi le spalle, pronto a morire per non perdere. Avrebbe dovuto farlo per vincere. Abituandosi a quello che dovrà fare nella finale playout, una parola che è una bestemmia ma che è giusto iniziare a scrivere – noi non abbiamo paura a farlo, la paura va battuta subito – perché questa squadra è stata prima smantellata (ieri erano in campo dall’inizio solo quattro undicesimi dell’esordio a Borgaro di settembre) e poi ulteriormente castrata perché sono arrivati molti giocatori ma nessun uomo gol. L’antipasto abbonda, manca il piatto principale, magari pure un condiriso. E allora i gol li devono fare tutti: ma, per farli, devi provarci e ieri il Varese ci ha provato solo negli ultimi minuti, con i cambi giusti per l’assalto finale. Chi ha tempo non aspetti tempo. Il coraggio chiama coraggio, e la paura apre le porte ad altra paura…

Andrea Confalonieri

One thought on “Il Varese è già fallito tre volte. Non succederà più”

  1. Il bocciofilo a differenza dei bancarottieri passati non è in malafede… certo, non è poca cosa.
    Però.
    Se consideriamo la pervicacia nel voler gestire qualcosa per la quale non è – obiettivamente – portato.
    Se consideriamo l’aver insistito su piste almeno dubbie piuttosto che credere nelle persone perbene.
    Se consideriamo l’aver fatto fuori professionalità competenti.
    Siamo sicuri non si meriti l’associazione?

    Mi piace

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