Il Varese muore? Vergognatevi

Adesso contano i fatti: Basile dica quant’è il debito totale e gli imprenditori di Catellani mettano quanto serve. Altrimenti se ne vadano tutti. I tifosi: «Vogliamo gente alla vecchia maniera che ama i nostri colori. Gente come Sean Sogliano»

«Difficile capire cosa sperare… ma questa situazione è vergognosa!».

È vergognosa per il vero papà-esempio-dirigente biancorosso, oggi evocato nella sala matrimoni del Comune da 150 tifosi davanti a sindaco e vicesindaco: «Vogliamo gente vera che ama i nostri colori com’era e com’è lui… Vogliamo solo questo». Ed è ancor più vergognosa per noi e per voi che viviamo per il Varese su tutti i campi, ogni secondo, tutta la vita: non meritiamo che il Varese Calcio ci venga strappato via così da queste persone. Chiunque lo farà, ne risponderà: a tutti, per sempre.

È ora di finirla: Paolo Basile e il suo avvocato dicano esattamente quanto devono pagare gli imprenditori di Catellani per prendersi il Varese, mostrando – almeno alle istituzioni – i rendiconti delle entrate e delle uscite dopo il giugno 2017 (debiti accertati a quella data: 390mila euro), e gli imprenditori stessi mettano una mano sul portafogli per aggiungere alla cifra già garantita (450mila euro) ciò che manca (se hai fatto 30, puoi fare 31). Altrimenti quest’ultimi alzino immediatamente bandiera bianca: hanno avuto tempo da metà dicembre per valutare il debito, e quel tempo è scaduto non perché lo diciamo noi ma perché per mandare avanti una società e accollarsela bisogna pagare, o almeno fare un gesto di generosità per dimostrare di volerla davvero.

Per quanto riguarda Basile, il discorso è semplicissimo: se vuole davvero cedere a qualcuno il Varese non può non produrre le carte con ciò che ha speso da giugno in avanti. Come faccio a comprare una cosa che non so quanto costa? Devo pagare 700mila euro o un milione? È il minimo, dai…

Se i debiti da pagare per salvare il Varese Calcio restano un mistero significa solo una cosa: fallimento, o magari un discorso di cui non possiamo occuparci noi ma persone giuridicamente più adatte a valutare bilanci, conti e società.

Ci sono cose a cui un tifoso del Varese può aggrapparsi perfino oggi in cui la fine sembra a un passo (ma il Varese ha sempre trionfato in punto di morte, ed è morto quando sembrava sul punto di trionfare).

1) Il vicesindaco Daniele Zanzi, che nella sala matrimoni gremita dai tifosi del Varese, alzando la voce tremante e furiosa, racconta che perfino lui ne ha le palle piene di questo via vai, di queste prese per i fondelli, di questa mancanza di rispetto per i colori biancorossi. Caro Daniele Zanzi, non arretrare di un millimetro e vai fino in fondo come farebbe un vero tifoso del Varese come sei tu, e come siamo noi.

2) Paolo Maccecchini, che dopo un pareggio sul campo dell’Arconatese dice, rigorosamente in dialetto: «Sti fioeu chi… Io sto bene quando sono con loro… hanno rifiutato due volte il premio che avevo promesso anche oggi in spogliatoio a fine partita… Hanno detto che lo accetteranno solo dopo una vittoria». «Grazie, hai fatto tanto per noi» gli hanno risposto i giocatori del Varese (e in quel «tanto» ci sono le pizzate e le partite a bocce a Malnate o i pranzi e i pullman per le trasferte). Il Macce ha reagito al “rifiuto” da parte di una squadra che da mesi non prende un euro con le lacrime agli occhi, commuovendosi: «Mai successo nella mia vita che dei calciatori abbiano rifiutato un premio…». Ci commuoviamo noi, caro Macce. E questo ti basti.

3) L’ultima cosa a cui aggrapparsi è più aleatoria ed è fatta di poche parole. Queste: anche in una situazione vergognosa è bello essere tifosi del Varese. Perché solo qui può succedere qualcosa di bello anche quando tutto sembra brutto: il paradiso all’improvviso, l’estremismo meglio dell’equilibrio, l’inizio dal fondo. L’anno scorso, per dire, c’era il nonno di “Pissardone” come capo famiglia biancorossa, quest’anno ci sono la famiglia Zazzi e la famiglia Palazzolo che seguono la squadra come se nella squadra giocassero undici Zazzi, undici Palazzolo o undici di noi e di voi. Pezzetti di verità che continuano a vivere nell’animo di persone fantastiche anche quando il Varese sta andando in pezzi. Prima gli uomini, poi i ruoli.

«C’erano 1500 persone in trasferta in Eccellenza» ha detto Zanzi per dire che siamo unici e che noi… siamo solo noi.

«Noi vogliamo solo vecchia gente alla Sean Sogliano che ama la maglia» è stato detto da un capo curva al capo del Comune.È tutto qui, gli estremi toccandosi producono la sintesi perfetta: il Varese.

Andrea Confalonieri

3 pensieri riguardo “Il Varese muore? Vergognatevi”

  1. Benvenuto nel club, meglio tardi che mai. Ci vuole un genio a capire che i Catellani non hanno la minima intenzione di comprare ma han fatto manfrina per tre mesi per piazzare loro assistiti impiazzabili altrove e metterli in vetrina per qualche mese per futuri ingaggi? Ci vuole tanto per capire che dei 25k di repossi nessuno più parla? Puf, spariti. Oltretutto, avevano venduto pure Palazzolo. Questa è gente serissima per incassare, meno se c’è da pagare. D’altra parte è logico che si una società allo sbando svolazzino avvoltoi. Tutto già visto. Almeno non scambiamoli per cicogne.

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    1. Grazie dell’invito Marco, ma non facciamo parte di nessun club: se non di quello di chi ama il Varese. Ricordiamo che abbiamo chiesto (a tutti i dirigenti, Catellani compresi) di rispondere a delle domande, queste (11 gennaio) —> https://anticonfarmista.com/2018/01/11/varese-calcio-le-domande-che-tutti-si-fanno-ma-nessuno-fa/ e queste (26 gennaio) —> https://anticonfarmista.com/2018/01/26/vuoi-fare-il-dirigente-del-varese-rispondi-a-queste-domande/

      Comunque ora ci sono persone autorevoli (il sindaco e il vicesindaco) chiamate a “pesare” la serietà e la disponibilità economica di chi vuole il Varese.

      Le discussioni e le “punture” sono il sale dell’anticonfarmista e per questo ti ringraziamo. Avanti così!

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