Tifosi, salviamo il Varese: domenica tutti a Caronno

Giocatori e allenatore stanno salvando da soli il Varese senza società né soldi ma con palle e dignità: riempiamo lo stadio della terza in classifica, è il momento di trascinarli alla vittoria

La squadra, l’allenatore e i suoi collaboratori sono soli da mesi: senza rimborsi, senza certezze, senza notizie.
Eppure non si sono mai tirati indietro. In campo, meritando di vincere contro squadre ben più attrezzate (poiché costruite da club seri), nonostante la rivoluzione – decisa per questioni economiche e non per scelte tecniche – che a dicembre ha spinto lontano da qui diversi giocatori che sarebbero stati utili alla causa.
E soprattutto fuori dal campo: dove hanno mostrato le palle, sopportando molto più di quanto giusto fare. Allenandosi senz’acqua, senza pasti, senza soldi. Sempre al massimo.

Questo è il momento di restituire qualcosa alle uniche persone che stanno dimostrando all’interno di quel che resta della società (insieme a pochi altri, come accompagnatori e mister anche del vivaio) di amare il Varese e di rappresentarlo ovunque con serietà, attaccamento, sacrificio.
Non ci sogniamo di chiedere altri soldi al pubblico del Varese, che ha già pagato abbastanza in abbonamenti, biglietti, trasferte di fronte a infinite promesse mai mantenute; e se anche volesse contribuire, come farebbe a questo punto a fidarsi ancora di qualcuno?
Noi chiediamo molto di più. Chiediamo la cosa più bella e pura, chiediamo ciò che il pubblico del Varese sa fare meglio e come nessun altro: scendere in campo per trascinare la squadra alla vittoria. Domenica si gioca a Caronno Pertusella, due passi da casa, contro la terza in classifica. Un’altra partita impossibile, proprio come quella di ieri contro il Gozzano (e tutti sappiamo com’è andata…).
E allora ecco 8 motivi per cui un tifoso del Varese, domenica, deve esserci. Riempiamo un altro campo di passione e di fede. Di orgoglio biancorosso.

1. Facciamo vedere che i tifosi del Varese vengono prima di tutto e sono più forti di tutto, anche se qualcuno pensava di poter essere più grande e importante di loro. Il Varese è della gente: riprendiamocelo. 

2. Dimostriamo un’altra volta che i tifosi sono e sanno essere società, dirigenza, città, maglia e squadra. Come hanno fatto sempre nei momenti in cui tutti davano il Varese per morto. 

3. Non contano la classifica, i nomi, le ambizioni, i soldi. Contano la libertà, la purezza, il piacere di giocare ed esserci solo per la maglia. E il gusto di salvarsi da soli: a volte lo facciamo meglio senza una società che ci illude e ci usa.

4. Ci sono partite in cui il risultato lo ha fatto prima la gente e poi in campo la squadra guardando di cosa era capace quella gente. Pensate solo, restando a questi anni, al muro di Besozzo e a quello di Legnano (nella foto di Marco Prestifilippo). Quel muro domenica può tornare: e vincere un’altra volta.

5. Sosteniamo e restituiamo qualcosa a un allenatore che arriva dal basso del vivaio, messo lì quasi per caso. Che ci rappresenta e rappresenta il Varese molto più di un pluri-vincente con mille promozioni alle spalle o di un qualsiasi “esperto” che nemmeno sa da dove arrivi il vento del Franco Ossola. Perché quell’allenatore sa chi siamo, da dove veniamo, quali sono i nostri valori: e li trasmette a tutti i suoi giocatori, dal più piccolo al più grande, dal più scarso al più forte, dal primo all’ultimo arrivato. 

6. Riempiamo di bianco e rosso un altro campo: con una bandiera, una sciarpa, un cuscinetto, un cappellino, un ombrello, una giacca. Perché quei colori brillano nella vittoria e nella gioia e ancor di più nella sofferenza e nella battaglia. 

7. Per invitare tutti a tenere duro. A cominciare da quelli di cui troppo spesso ci si dimentica: gli accompagnatori che lavorano gratis, i genitori che hanno scelto il Varese nonostante tutto, i ragazzi del vivaio che non vogliono indossare altra maglia se non la nostra. Persone come quelle della Juniores, che sabato sono andate a Mantova con tre pulmini trovati qua e là, partendo alle 9 e tornando alle 22, pagandosi pranzo e (quasi per intero) trasferta. Tenendo alta la bandiera biancorossa anche nella sconfitta. Questo è il vero vivaio del Varese: gente che aiuta e si aiuta, che pensa agli altri prima che a se stesso. E che sa che la grandezza di questa società in 108 anni di storia è sempre stata l’unità di piccoli e grandi, di vivaio e prima squadra: un ragazzino sceglie il Varese Calcio perché sogna un giorno di giocare al Franco Ossola con la divisa dei grandi addosso. Per informazioni chiedere a De Luca, Pisano e Lazaar. 

8. Per vivere un’altra giornata tra amici. Anzi, in famiglia.
Con Stefanone, Giorgione e Mirella, Antonella e Lidia, Isacco ed Elisa, Maurizio e Trystan, Mario e Lele, Roberto e Daniela (la sua biondina), gli Zazzi e i Palazzolo, Lollo e Stefano, Andrea e Roberto, Pietro e Luciano, Renato e Zecco, Edoardo e Pietro, Massimiliano, Luca, Marco, Rinaldo e Federico, Ezio, Rosi, Giuseppe, Michel, Tino e tutti gli altri. Macchine e pullman. Curva e Passione biancorossa.

Perché non vogliamo sia l’ultima. E non lo sarà.

Andrea Confalonieri e Gabriele Gigi Galassi

 

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