«Chi se ne va dal Varese non è un eroe e chi resta non è un coglione»

Ecco le parole forti usate da Caccianiga e Scodellaro, responsabili di scuola calcio e vivaio. «Sui campetti dei nostri ragazzini c’è il seme piantato da Sogliano nel 2004: non lo faremo morire. Siamo con Catellani al 100%»

Il Varese è una cosa forte e stamattina sono state dette cose forti dai responsabili di scuola calcio e vivaio. Isoliamo dunque le frasi che hanno lasciato il segno dalla diretta testuale di Gigi Galassi, un esperimento che vi è piaciuto (siamo a 706 visite: grazie). Potranno piacere o no ma almeno accendono un fuoco con cui può riscaldarsi – e fare gruppo – chi è rimasto sul campo a combattere fino alla fine. E se anche fanno incazzare qualcuno, o molti, pazienza: meglio incazzati che apatici o, peggio, falliti.

Marco Caccianiga/1: «Non è che quelli che se ne sono andati dal Varese sono degli eroi e quelli che sono rimasti dei coglioni».

Caccianiga/2: «Visto che piovono critiche su chi è rimasto come se averlo fatto fosse una colpa, vi dico che io rimango per mantenere vivo quel sogno della scuola calcio che nacque nel 2004 da sua maestà Riccardo Sogliano».

Caccianiga/3: «Il Varese non perde i pezzi perché i pezzi sono qui. Chi ci incoraggia e ci fa sentire la sua vicinanza? La famiglia Catellani e il sindaco Galimberti».

Scodellaro/1: «L’ultima notizia letta oggi (sulla Prealpina) è stato un colpo al cuore in chi ha fiducia in noi perché non è vero che i soldi raccolti dai genitori dei nostri ragazzi sono stati usati per pagare le vertenze dei giocatori della prima squadra. Quei 3.300 euro che ci sono stati dati in tre giorni dai familiari come anticipo della terza retta stagionale sono serviti esclusivamente per dare un piccolo acconto agli allenatori dei loro ragazzi».

Scodellaro/2: «Mi chiedete se abbiamo mai pensato di creare un’Accademia Varese per fare sopravvivere vivaio e scuola calcio nel caso in cui non si riesca a salvare il Varese Calcio e io vi rispondo che abbiamo fiducia al mille per mille nella famiglia Catellani ma che non accetteremo mai il quarto fallimento in trent’anni e quindi, in quel caso, qualcosa ci inventeremo. Io e Marco siamo di Varese e su quei campetti continueremo a far giocare i figli di Varese, costi quel che costi».

Scodellaro/3: «Sessanta nostri ragazzi e alcuni tecnici sono andati alla Varesina dopo il fallimento del Varese 1910: chapeau alla Varesina, ma significa che chi lavora nel Varese diventa bravo».

Caccianiga/4: «Siamo l’unica società che porta benzina oltre confine (il riferimento è agli istruttori e ai ragazzi passati al Lugano). Non solo chi lavora nel Varese è bravo ma non è neppure così coglione come sembrerebbe leggendo alcuni commenti».

Merlin/1: «Nemmeno un centesimo dei soldi di genitori e vivaio sono stati usati per pagare le vertenze da 10mila euro dei calciatori dell’anno scorso. Quei soldi ce li hanno messi in larga parte i Catellani, aiutati da qualche amico mio, da Michele Marocco e da  Chicca Bianchi. E stiamo già pensando a come pagare entro il 20 marzo le altre tre vertenze da 15mila euro per evitare penalizzazioni».

Merlin/2: «Piuttosto faccio la doccia nell’Olona insieme ai giocatori e all’allenatore, ma il Varese arriva in fondo».

Caccianiga/5: «Questa società dilettantistica ha debiti da Champions League fatti in poco tempo dopo essere ripartiti puliti».

Caccianiga/6: «Chi se n’è andato lo ha fatto per una sua scelta personale e non per volontà nostra. Ma chi è uscito dal cancello del Franco Ossola, non rientra più».

Caccianiga/7: «A fine partita a Masnago si fa il terzo tempo con merendine e bibite: questa è la cosa più bella che ci piace fare, e continueremo a farla».

Caccianiga/8: «Apprezzo Sauro Catellani perché è la prima persona che arriva al Varese senza parlare di serie B, milioni, promesse irrealizzabili. E poi non vedo attorno pallanuotisti o libanesi».

Andrea Confalonieri e Gabriele Gigi Galassi

 

 

5 pensieri riguardo “«Chi se ne va dal Varese non è un eroe e chi resta non è un coglione»”

  1. Ho rivalutato Merlin, ma credo che francamente che, se ci salveremo, sarà meglio dedicarlo ad altro incarico: va ben che i fondi erano pochi, ma c’è chi con le casse vuote mette in piedi squadre da promozione (Pro Patria di Franco Lerda docet)

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