L’antinconf@rmista risponde a tutte le domande sul Varese

Un modo per dirsi tutto in faccia, scoperchiare dubbi, immaginare il futuro è in queste domande e risposte sulla crisi biancorossa. Inizia a rispondere il Confa, domani tocca a Gigi Galassi. Chi vuole dire la sua, come sempre, può farlo: in basso trovate come

1. Come sogni il tuo Varese?
Sogno una società capace, professionale, umile e fatta di gente perbene che non promette nulla tranne serietà. Una società con pochissimi dirigenti che sappiano di calcio e di Varese, non condizionabile dagli umori del momento, che va dritta per la sua strada con una rete di osservatori e un rapporto di collaborazione/stima con gli altri club, dal Verbano a Milan, Inter e Juve. Una società che non insegue visibilità ma un progetto. Che stringe la mano e mantiene ciò che dice. Che paga tutti il 10 di ogni mese. Che ascolta il territorio.
Una società che semina, innaffia ed esalta le proprie radici partendo dal basso, vivaio e tifosi.

2. Dove sarà il Varese nel 2020?
In un’inchiesta della vecchia “Provincia” emerse una grande verità: ogni 5 anni al Varese succede qualcosa di indimenticabile. Nel Dna di questo club c’è lo scatto (il distacco) improvviso e provvisorio: cadute rovinose e rinascite prodigiose, quando meno te l’aspetti. Prendiamo gli ultimi trent’anni: ’85: ultima serie B del Varese targato Colantuoni, l’avvocato di campagna; ’90: promozione in C1 con Peo Maroso; ’95: vittoria della Coppa Italia di C al rientro nei professionisti, è la scalata targata Capozucca-Claudio Milanese; 2000: semifinale per la serie B persa a Cittadella, fine di un ciclo; 2005: salto in D e avvio della scalata-Sogliano; 2010: promozione in B; 2015: addio alla B e fallimento. E nel 2020…

3. Da mesi è in campo la famiglia Catellani, intermediaria di un finanziatore che possiede una holding luganese e vorrebbe rilevare il club. Qual è il tuo parere e il tuo consiglio?
Vedo in Sauro una persona umile, seria, riflessiva e moderata, perfino troppo visto che Varese è abituata a ben altri metodi, spicci e diretti. A me sembra il possibile padre di un futuro migliore. E Fulvio può essere l’occasione perché questo futuro nasca davvero: un fiume che scorre impetuoso e che va incanalato dalle persone giuste per farlo arrivare al mare.
C’è chi li accusa di attendismo ma sono gli unici ad aver messo sia davanti a Basile che al sindaco un imprenditore in carne e ossa con soldi veri per risanare un club che tutti davano già per fallito. Se qualcuno ha di meglio, si faccia avanti.

4. Per salvarsi sul campo a chi o cosa dobbiamo aggrapparci?
Ai piedi buoni di Palazzolo, Zazzi e Monacizzo (ma devono tirare di più in porta o devono essere messi nelle condizioni di farlo), a una salvezza che per la carriera dei giocatori – e come esperienza di vita – varrebbe più di una promozione, alla capacità del pubblico di accettare perfino i playout pur di salvarsi, facendo la differenza se toccherà disputarli.
PS: avvenisse questo benedetto passaggio di proprietà, chiederemmo immediatamente ai Catellani di trovare un attaccante svincolato da inserire in rosa perché giochiamo, giochiamo, giochiamo ma non la buttiamo mai dentro.

5. Il Varese deve fallire e ripartire da zero?
No, per carità: sarebbe il quarto fallimento in trent’anni e arriverebbe due anni e mezzo dopo l’ultimo. Diventeremmo la barzelletta d’Italia e tanti resterebbero senza lavoro e senza soldi (che si sono conquistati con sacrifici e sudore) per loro e per le loro famiglie. Chi vuole ripartire da zero pensa prima (solo) a se stesso e non a chi resterebbe in mezzo a una strada.

6. Cosa pensi dell’ex minoranza?
Che arrivati a questo punto bisogna uscire dallo schema: chi sta con loro è nemico di Basile e viceversa. La battaglia è finita davanti a qualcosa di più grave, l’unica guerra che conta: salvare il Varese. Detto questo, è stato sbagliato cedere il controllo del club a chi non poteva mantenere il Varese o si è rivelato inaffidabile; ma è stato ancor più sbagliato da parte di chi ha governato nell’ultimo anno e mezzo promettere mari e monti senza averne la possibilità e senza valutarne le tragiche conseguenze.

7. Quando sarà veramente salvo il Varese?
Quando rivedrò in tribuna anche Claudio Milanese, Giancarlo Giorgetti e Tiziano Masini: allora sarò veramente tranquillo. E quando Sogliano sarà ascoltato, ma non per finta.

8. Un parere su Tresoldi e un consiglio.
Se un imprenditore investe davvero mezzo milione per salvare il Varese, e lo fa perché si fida di Catellani e della sua “squadra”, è normale che l’allenatore e la vecchia squadra siano in bilico. Ma hanno un’arma dalla loro parte: il campo, dove contano lo spirito giusto e ovviamente i risultati (fuori, per quanto conta il nostro consiglio, useremmo flessibilità e confronto).
Tresoldi ha vinto una sfida impossibile: sostituire al valore dei soldi i valori di un vero soldato del Varese. Così ha unito i cocci di una nave che stava affondando e i cuori di una famiglia tradita: invece di scioperare e mollare, la squadra si è unita e ha lottato ancora di più. Ma i risultati fanno paura: i biancorossi non vincono in casa da un intero girone e in campionato da tre mesi.
Sul campo ma anche in allenamento i giocatori e il tecnico hanno versato fino all’ultima goccia di sudore, ringhiando sulle caviglie, ma è forse mancata la capacità di andare un po’ fuori dagli schemi, il cambio di marcia in corsa per cogliere il momento in cui correre un rischio maggiore e vincere. Il Varese è reduce da 6 pareggi e una sconfitta nelle ultime 7 gare: avremmo preferito 4 sconfitte e 3 vittorie, cioè 9 punti conquistati invece che 6. Possibile farlo? Certamente sì. Basta battere domenica il Bra per tornare in linea ed essere salvi…

9. Le cose che non ti sono piaciute in questi anni.
Il sospetto di alcuni genitori del vivaio su dove andassero a finire i soldi delle rette pagati per i loro figli: comunque la si pensi, andrà riconquistata la loro fiducia.
Gli insulti di un alto dirigente in un messaggio di Natale.
Le minacce di querela da parte di chi, in una posizione di comando (quindi privilegiata), dovrebbe capire che le critiche incalzanti fanno il suo bene più delle adulazioni. È dal confronto (scontro) che nasce il rispetto e si valuta la statura delle persone come del loro lavoro.
Il modo e la tempistica con cui sono state rimosse o costrette ad andarsene certe persone, da Scapini a Improta ma non solo, o i giocatori e gli allenatori della vecchia guardia. Il Varese degli ultimi due anni, almeno all’esterno, ha dato l’idea di un porto di mare carente di valori e rapporti umani. Servirà maggiore sensibilità, dando un senso di svolta non solo apparente.

10. Nel momento di massima crisi come si sono comportati i tifosi?
Sono capaci di slanci commoventi nel momento più inaspettato. Entrano in campo quando in altre piazze uscirebbero di scena, “condannati” e istruiti da una storia mai banale, luci o tenebre. Ritrovano unità e valore quando crolla ogni certezza. Trasformano con pragmatismo una situazione drammatica nella normalità con cui fare i conti, nell’occasione per dimostrare cosa è davvero il Varese. Vanno in 200 sui campetti per evitare l’Eccellenza umiliando nel modo più fragoroso chi ha promesso la serie B in tre anni. Perché il tifoso del Varese non vuole la B ma la S di serietà.

11. Perché diventare proprietari del Varese è un’occasione e non solo un costo?
Perché non posso dimenticare le parole dello sponsor tecnico Luca Grimi: «In Eccellenza vendevo così tante magliette e materiale che i miei capi della Macron chiamavano in negozio pensando che il Varese fosse una squadra di serie C o di B». Si chiama senso di appartenenza: qui c’è ed è forte, va risvegliato.

12. Cos’è per te il vivaio biancorosso?
La scalata e cinque anni di serie B hanno lasciato in dote ai ragazzini il sogno di giocare nel Varese perché fino al 2015 (non nei magnifici ’60, ’70, ’80…) al Franco Ossola cadevano il Toro, la Samp, il Verona, l’Atalanta, il Novara, la Cremonese e poi Sarri, Conte, Zeman… Ai Catellani e al loro finanziatore diciamo: raddoppiate quei benedetti campetti a Masnago e a Varesello, investite tutti i soldi che avete – e la vostra credibilità – nel vivaio, credete nei nostri ragazzi e nelle nostre famiglie. Dategli strutture, mezzi, futuro: saranno loro, i piccoletti che non hanno mai tradito il Varese, a farvi – e rifarci – grandi.

Andrea Confalonieri

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5 pensieri riguardo “L’antinconf@rmista risponde a tutte le domande sul Varese”

  1. Ma se alla serata a caoolago si presentano dieci persone come si fa a credere di salvare la società dal baratro? Parliamo sempre di zoccolo duro, ma se raccogli meno di mille euro tra i tifosi, forse davvero il varese interessa a quattro tifosi. Provocazione però che tristezza!

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  2. Confa una serata fatta bene, pubblicizzata bene, in un posto grande, due sponsor che offrono un aperitivo, 500 tifosi che mettono 20 euro a testa e paghiamo noi TIFOSI la vertenza dei giocatori della scorsa stagione? E ‘ così impossibile da fare? Porteremmo tre punti, veri, alla classifica del varese, più di molte parole o promesse di tanti personaggi indegni passati negli ultimi anni. Chi si fa promotore di una cosa così? Facciamo una conta vera di chi c è tra i tifosi ? A Vicenza hanno risposto in 11.000 allo stadio dopo che la società e ‘ saltata, Vicenza non Roma o Milano cazzo

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    1. Spiace dirlo, ma il paragone non regge. So che a qualche fanatico campanilista queste parole faranno venire le coliche renali, ma Vicenza > Varese, per tradizione e bacino d’utenza

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  3. Sì ma troppa gente è rimasta scottata e sta attentendo ormai solo che la trattativa si completi. Lo capisci? Per il resto, una serata sarebbe da fare, certo. La serata di Capolago non la considererei come “triste” o rappresentativa di com’è lo zoccolo duro.

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