Le domande sul Varese: risponde Gigi Galassi

Dopo il Confa, tocca all’altro anticonf@rmista. Nel frattempo continuate a scriverci, pubblicheremo anche le vostre risposte

1. Come sogni il tuo Varese?
Familiare. Si diverte ma sa affrontare con serietà e consapevolezza le situazioni. Si riunisce per affrontare problemi e cercare consigli, ne discute e magari litiga pure, ma lo fa per migliorare. Fa tesoro del passato e lo rispetta mentre guarda avanti per trovare novità e scrivere altra storia. Si apre e si allarga, ma senza nobili e popolo o primi e ultimi. Dice “noi” e non “io”. Racconta la verità, qualunque essa sia.

2. Dove sarà il Varese nel 2020?
Al Franco Ossola, in battaglia. La categoria conta poco, ma mi sbilancio: ancora in Serie D, però con una programmazione che di lì a poco potrà far sognare il salto tra i professionisti. La cosa più bella sarà un’altra: lavorando bene a tutti livelli (sportivo, amministrativo, comunicazione) saremo molti di più: ci saranno ovviamente i fedelissimi, che mai si sono persi un attimo in questi due anni e mezzo; ma insieme a loro ci saranno volti nuovi o vecchi di ritorno che non potranno resistere al richiamo. Convincerli sarà la vera e prima sfida da vincere.

3. Da mesi è in campo la famiglia Catellani, intermediaria di un finanziatore che possiede una holding luganese e vorrebbe rilevare il club. Qual è il tuo parere e il tuo consiglio?
Parto dal consiglio, dicendo che è arrivato il momento – per la verità, già da un po’… – di prendere una decisione: sì o no. Certo è facile dire così quando il mezzo milione di euro (e, peggio ancora, l’eventuale differenza da mettere) non è tuo… Aggiungo poi che “comunicare” è sempre la via migliore: ci dicano cosa sta succedendo, quali sono i problemi e i timori; così questa attesa sarebbe più semplice da capire e magari accettare. Il parere resta positivo, perché nonostante tutto sono ancora seduti intorno al tavolo: aspettiamo lo sprint decisivo.

4. Per salvarsi sul campo a chi o cosa dobbiamo aggrapparci?
A chi è cresciuto dentro questa maglia e a chi l’ha scelta e la sceglierebbe ancora nonostante tutto. 

5. Il Varese deve fallire e ripartire da zero?
Guai. Se il fuoco si spegnesse un’altra volta, non si riaccenderebbe più: chi potrebbe avere ancora fiducia nel Varese, qualunque fosse la proprietà? Non certo chi si è messo a disposizione lavorando per questi colori (chi per la prima volta, chi per l’ennesima). Comunque se è possibile salvarlo in Serie D è insensato non farlo. Semplificando, il concetto è questo: fallimento e ripartenza dal basso, diciamo per esempio dalla Promozione (ma potrebbe essere più giù) in cui magari un posto libero si trova viste le tante rinunce che si verificano ogni anno. Obiettivo: tornare dove siamo ora, anche perché il Varese – considerando anche certi costi, lo stadio su tutti – da certe categorie deve puntare a uscirne il prima possibile. Poniamo che per vincere in Promozione servano 200.000 euro e in Eccellenza 500.000: allora tanto vale salvare l’attuale titolo di Serie D pagando i debiti e così trovandosi già in Serie D l’anno prossimo piuttosto che fra 2 (se tutto va bene) anni.

6. Cosa pensi dell’ex minoranza?
Si è messa a disposizione due volte, a marzo 2017 con 500.000 euro e a giugno 2017 con 1 milione e mezzo, per affrontare il quadro debitorio del Varese Calcio: chi comandava però ha rifiutato due volte e deciso di andare avanti, senza averne – i fatti suggeriscono questo – le possibilità. Qualcuno dice che quei debiti affondino le radici nel campionato di Eccellenza (in cui certamente si poteva vincere e non stravincere, spendendo meno); ma come dimenticare le parole pronunciate nel novembre 2016 dall’azionista di maggioranza Paolo Basile («Il CdA ha approvato il bilancio: è in positivo, cosa rara di questi tempi per una società sportiva, anche se di poco»)?

7. Quando sarà veramente salvo il Varese?
Quando volterà l’attuale pagina. E se un giorno tornerà in queste situazioni, quando volterà anche la prossima. Prima o poi anche il Varese troverà (o ritroverà…) la persona giusta o le persone giuste per guidarlo.

8. Un parere su Tresoldi e un consiglio.
Lavora tanto, ci tiene tantissimo. In campo non gli abbiamo mai risparmiato critiche o elogi sottolineando come la sua squadra sia stata grande con le grandi ma piccola con le piccole: la salvezza passa dagli scontri diretti e lì serviranno coraggio e testa libera, gli stessi delle partite che sulla carta dovevano finire con delle sconfitte. Bisogna rischiare un po’ di più: come ha detto il Confa, 3 vittorie e 4 sconfitte valgono più di 6 pareggi e 1 sconfitta.

9. Le cose che non ti sono piaciute in questi anni.
Le bugie. La ricerca di visibilità. La volontà e il tentativo di farsi i propri comodi. Insomma, il mettere se stessi e i propri interessi davanti al Varese: lo hanno fatti in tanti, anche tra chi non è stato sotto i riflettori (ma ha comunque ricoperto cariche) e pensa così che nessuno potrà chiedergliene conto.

10. Nel momento di massima crisi come si sono comportati i tifosi?
Per saperlo, basta venire domani al Franco Ossola. E in trasferta a Pavia. E in casa con l’Olginatese. E a Borgosesia. E con la Folgore Caratese. E a Seregno. E…

11. Perché diventare proprietari del Varese è un’occasione e non solo un costo?
Ci sono tante piazze che facendo bene calcio ci guadagnano (guadagnano non solo o per forza in senso stretto di guadagnare denaro, ma in senso più ampio): un esempio su tutte, Bergamo con la sua Atalanta. Qui è davvero impossibile fare qualcosa del genere?

12. Cos’è per te il vivaio biancorosso?
La base e il vertice del Varese, contemporaneamente. Perché senza vivaio, la prima squadra non può esistere. E viceversa.

Gabriele Gigi Galassi

 

QUI le risposte del Confa.

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2 pensieri riguardo “Le domande sul Varese: risponde Gigi Galassi”

  1. Atalanta ha avuto la fortuna di (ri)trovare un soggetto come Percassi: legato ai colori e al contempo molto, ma molto facoltoso.
    Varese ha personaggi similmente spendibili?

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    1. Ciao Paolo! Sì hai ragione, Percassi è di certo molto facoltoso. Però la sua Atalanta non è una realtà che sta al vertice (da anni e anni in Serie A, anche con ottimi risultati) perché spende forte come, per fare qualche esempio, l’Inter di Moratti, il Milan di Berlusconi, il Chelsea di Abramovic, il Real, le squadre di emiri vari. Lo fa perché lavora bene, seriamente dal vivaio fino alla prima squadra, costruendo valore e vivendo (anche) di quello.

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