Il trionfo del Varese a Pavia? Ispirato dalla Certosa

Francesco Zecchini, profetico come sempre, ci racconta la visita del Club Passione Biancorossa al monumento simbolo di Pavia che ha preceduto lo storico 5-0 di ieri: la gente del Varese stupisce e vince anche fuori campo

 

CERTOSA DI PAVIA – « … si sarebbe creduto che il mondo, gettando lungi da sé gli antichi vestimenti, s’ornasse di un candido manto di novelle chiese. ». Non una semplice citazione di Rodolfo il Glabro ma molto molto di più: una sintesi perfetta per un posto magico. Bianco. Purezza, trasparenza e lucidità. Il colore della Certosa. Il non colore del Varese, di questi tempi. La visita al monastero certosino è uno di quei tuffi nel passato. Un tuffo in una montagna di latte. Anzi: di liquore, quello prodotto dai monaci.

Partiti alle 8 puntuali dal piazzale dello stadio, si entra nel monastero simbolo del capoluogo lombardo. Fuori dalla città, dalle case, dalla gente. Anzi: la gente c’è. Attirata dalla pace di una basilica bianca e nera con una volta celeste azzurra come il lapislazzulo più prezioso (e difatti è realizzata con quella pietra). Le statue, i gessi (custoditi nel museo adiacente), i marmi. Il cenotafio di Ludovico il Moro e Beatrice d’Este con le scarpe rialzate per nascondere il leggero nanismo. Una politica che voleva (e doveva) farsi vedere. Altri tempi.

E poi i chiostri. Un quadrato d’erba circondato dalle casupole dei monaci. Per apprezzarli davvero bisogna però spettare. Far uscire il gruppo numerosissimo (i tifosi biancorossi sono in minoranza tra loro) che li attraversa casineggiando – il neologismo è appropriatissimo – sotto la guida di uno dei sette monaci (sette, numero che per il cristianesimo è tutto, a pregare per tutta l’umanità) ancora presenti alla Certosa.

Dicevamo: bisogna aspettare. Che il gruppone se ne sia andato. Poi basta sedersi e ascoltare. L’audioguida? Gli uccelli che si muovono da un comignolo all’altro, i veri sapienti della Certosa. Corvi, fringuelli, colombe. Bianche come le vesti dei cistercensi che hanno vissuto qui per saecula saeculorum. E che, inshallah, continueranno a vivere.

Poi è il turno della mangiata all’agriturismo Hermione. Un nome che è ancora tutto classico, rinascimentale. Proprio come la Certosa. Fuori inizia subito a diluviare. In mansarda quasi si percepiscono le gocce cadere sul tetto con un ticchettio ritmato. Pluff, pluff, toc, toc.

Anzi:
E piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m’illuse, che oggi t’illude,
o Ermione.

P.S. La Pinacoteca della Certosa lancia un messaggio di speranza al Varese e al suo futuro. Sulla volta è rappresentata la donna con la bilancia, emblema della giustizia. E c’è anche un cartiglio: unicuique suum. A ciascuno il suo. Ovvero: i tifosi facciano i tifosi, la società faccia la società. E il verdetto non potrà che essere positivo. Buon derby lon(go)bardo a tutti.

Francesco Zecchini

 

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6 pensieri riguardo “Il trionfo del Varese a Pavia? Ispirato dalla Certosa”

  1. Buonasera, seguiranno aggiornamenti sulla questione trattativa? Questa mattina giravano voci di una garanzia richiesta a Basile nella proposta d’acquisto. Avete conferme?
    Se dovesse essere davvero così la vedo dura purtroppo.
    Vi seguo sempre con passione.
    Forza Varese!

    Mi piace

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