Il Varese oggi compie 108 anni e merita un regalo: radici, umiltà, valori

Il 22 marzo 1910 nasceva il Varese Football Club: 108 anni dopo, in uno dei momenti più bui, la società biancorossa rischia un nuovo fallimento. Va ritrovato il senso della sfida (e della vita) che non c’è più

 

Il Varese oggi compie 108 anni e lo fa senza mezzi termini: rischiando la vita, ancora una volta.
Ma il Varese è il Varese: quando lo danno per morto, un colpo di coda non manca mai.
Non sappiamo se accadrà nuovamente ma conosciamo la sua forza che sta nella  storia (basta non dimenticarla perché si ripeta) e, soprattutto, sappiamo che per noi – e per tanti come noi – questa squadra è una questione di vita: nel bene e nel male, l’amiamo a prescindere.
Il Varese è rinuncia, sudore, cadute, scalate, passione, contrasto, polvere, sangue, tradimento, umanità. Ed è anche unione: ci piace pensarlo nel momento più buio e di maggior divisione.

Il nostro regalo di compleanno è in realtà un ricordo del 13 giugno 2010, forte come una scossa e pieno di senso d’appartenenza: paiono secoli fa, sono passati solo otto anni. L’augurio che facciamo al Varese non è la promozione in serie B ma è quello di riscoprire le sue radici, nascoste negli uomini e nei valori delle stagioni che precedettero la scalata. Noi auguriamo al Varese di tornare a quel modo di lavorare un po’ avventuroso ma certamente umile, schietto, sincero e familiare. Ritrovare il senso della sfida, e di una vita, che lentamente scivola via.
Forza Varese.

Domenica 13 giugno 2010, Varese-Cremonese 2-0: la doppietta di Buba riporta i biancorossi in serie B dopo 25 anni. Vi proponiamo questo articolo scritto otto anni fa non per cavalcare il rimpianto o i sogni svaniti ma perché dietro a quel risultato c’erano anni di valori da recuperare. Erano quei valori e gli uomini che li incarnavano, non i soldi, a fare amare il Varese al di là della categoria. Era quel mondo di signori nessuno, gregari, minatori, giocatori scartati da altri e recuperati o pescati dal nulla, l’ambiente familiare e i rapporti chiari (a volte duri) che mancano oggi più della serie B, della serie C o perfino della salvezza in serie D.

Rivogliamo i Signori Nessuno, i gregari alla Gambadori, una società e una squadra di “minatori”

DOMENICA 13 GIUGNO 1910 – E luce fu. Dopo avere scavato in miniera per anni, e vissuto ingoiando polvere, agli uomini veri basta un raggio di speranza filtrato a tempo quasi scaduto per aggrapparsi ad esso con i denti, dare l’ultima picconata e trasformarsi da signori nessuno in qualcuno.

Quando Gambadori e Osuji, quelli che Sannino a volte ha chiamato pizzaioli, si sono alzati dalla panchina e sono entrati in campo, la parabola dei signori nessuno si è compiuta ed è arrivata in cielo.

Pizzaioli, minatori, gregari

Nessuno batte centomila 2-0. Nessuno era un Varese cotto, rotto, senza difesa, senza attacco. Centomila una Cremonese, e le altre centomila avversarie come lei già battute, pagata dieci volte tanto che aveva ormai le unghie infilzate sulla serie B. Qualcuno, in tribuna stampa, era già pronto a spedire il suo articolo a un grande giornale nazionale con questo attacco: «Al Varese è mancato soltanto il gol». Non aveva ancora fatto i conti con i pizzaioli, ottomila pizzaioli biancorossi che hanno servito una bollente e celestiale serie B. Roba da Giovanni Borghi, e difatti c’è il timbro nascosto, ma per noi evidentissimo, di quello che il cumenda considerava come un figlio: Riccardo Sogliano. La sua tenacia, la sua sofferenza, la sua lontananza forzata sono la molla segreta che hanno elevato suo figlio Luca, abbracciato all’alter ego Sannino, fino a un punto oltre il quale c’è solo la serie A. E, conoscendo l’indole dei personaggi in questione, da oggi inizieranno a pensarci.

Il problema di chi ha affrontato il Varese, in campo e fuori, è sempre stato quello di non avergli mai creduto fino in fondo: ma chi sono, da dove vengono e cosa vogliono. Mentre se lo chiedevano, il Varese gli piombava addosso: come un vento, come una ruspa, come un treno, come una musica. Perché se Ebagua si suicida, se Momentè e Armenise sono fuori, se Preite si infortuna, se Dos Santos e Carrozza giocano su una gamba sola, non c’è problema, non c’è mai stato. È la regola del ciclismo: avere qualcuno che ti porta ai piedi dell’ultima salita, o ai piedi di un Buzzegoli, di un Carrozza, di uno Zecchin. Poi ci pensa lui.

Questo Varese è sempre stata una squadra di campioni improbabili ma gregari nell’anima contro campioni sicuri di esserlo ma incapaci di fare i gregari. Il Varese fa bene al calcio perché si è andato a prendere tutto partendo da un’idea o da giocatori messi ai margini dai ricchi scemi che governano il calcio. Lo ha fatto senza l’aiuto di nessuno. Se non di Rosati che, arrivato al vertice, ha dimostrato competenza e leggerezza – insieme a Montemurro – nel lasciare che la piramide biancorossa fosse libera di esaltarsi ad ogni livello. Non è da tutti. È da nessuno, cioè da Varese.

Solo terra bruciata. E Sogliano

All’inizio non c’era un campo dove allenarsi, né stadio (campa cavallo), né giocatori, né Comune, né pubblico a parte 1500 fedelissimi. Sulla terra bruciata, solo Luca Sogliano: selvaggio, ostinato, solitario, intrattabile ma quasi mistico nel seguire un destino che era già scritto. Da lui. E da Sannino: una biglia d’uomo che la vita ha mandato spesso fuori strada, persino a lavorare in manicomio, per non lasciargli impresse le stimmate del vincente. Qualcuno dice del Beppe: «Ha qualcosa nella testa molto più forte di quello che gli altri mettono in campo». Dicevano di un grande campione della bicicletta: «Lui va più forte in salita per abbreviare la sua agonia». L’agonia di Sannino sono state le mille ingiustizie subite, le panchine perse sul più bello e l’etichetta di povero pazzo. Grazie a quella, va più forte di tutti. Lui è da serie A, come Luca Sogliano: ma per colpa di un mondo sbagliato che privilegia i raccomandati e i nomi famosi, non i più bravi, ce li teniamo qui. E in A ci andiamo con loro. Con questa squadra-bonsai fatta da contadini e nomadi del calcio uniti da un’idea in un esercito imbattibile e rappresentati dall’icona vivente di questa Champions più Mondiale più Tour de France vinti: Alfredo Luini.

Scritta negli occhi dell’Alfredo

La gioia gli ha rigato e arrossito il volto per tutta la notte, soffocata nel corpo immobile della sua carrozzina: quelle lacrime sono l’unica cosa che ha, le usa per cambiare il mondo. Se vuoi vederle, riempiendoti lo spirito, devi essere gigante di spirito e sensibilità. Come gli uomini del Varese, dall’ultimo al primo.

Caro Alfredo, la serie B non sarebbe mai potuta sfuggirci perché l’abbiamo sempre avuta davanti agli occhi. La serie B sei tu e quelli che spostano le montagne con gli occhi e i piccoli gesti come te. E qui di angeli, qualcosa più che tifosi, ne abbiamo pochi ma buoni: da Giorgo Scapini a Max Vaccalluzzo, da Pietro Frontini a ’O scienziato, da Silvio Papini a Pippo e Lucio, da Enza e Dante a Tiziano Masini, da Cecco e Tony a Giancarlo Giorgetti. È lo zoccolo duro biancorosso con la sua capacità di erigere una barriera d’amore invalicabile attorno al Varese che ha portato in porto la nave.

In certi bar di provincia c’è sempre una fisarmonica o una chitarra sull’ultimo tavolo in fondo. Arrivano due da fuori e si mettono a suonare. Come fanno Sogliano e Sannino con il Varese. Una lezione di cuore e classe, ma anche di calcio: vero, buono, che sa di anima e radici. E poi non dovremmo innamorarcene? In coda c’è posto, grazie.

Andrea Confalonieri

8 pensieri riguardo “Il Varese oggi compie 108 anni e merita un regalo: radici, umiltà, valori”

  1. Tanti Auguri Glorioso Varese!
    La compagnia dei nostri verdi anni tante soddisfazioni che MAI nessuno ci potrà’ portare via!
    Dal Varese salvato da Carletto Soldo ad oggi!!!
    NOI ABBIAMO IL VARESE NEL CUORE!!!!!
    Orgoglioso di essere VARESINO!!!!!!!!

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  2. Sig. Sindaco, considerato che ancora oggi -ore 16.40- non si hanno notizie e che tutto, quindi, sembrerebbe un gran bluff ( spero di essere smentito), si adoperi per non far restare la città senza calcio.
    La Varesina a Varese…. ma ci vuole tatto… ed incentivi. La passione e la competenza la mettono loro….

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  3. Almeno da domenica prossima non vediamo più quell odiosa faccia del bambino viziato Catellani junior che si aggira allo stadio come fosse il padrone, sbruffone, lui e pure suo padre che s’ pure presidente di questa società, assente praticamente dal primo giorno e soprattutto senza portafoglio, vergogna via da varese perditempo improvvisati

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