Noi abbiamo le palle e non vogliamo andare in Eccellenza: e voi?

Se questo è il Varese, merita di retrocedere. In 1200 a Venegono per una finale playout, ma le palle ce le hanno messe solo loro (e i giovani della Varesina).
Varese terz’ultimo. In serie D.
Davanti ai biancorossi hanno chiuso Borgaro Nobis e pure l’Arconatese, che due anni fa in Eccellenza era finita quarta staccata di 35 punti (ieri sul prato di Venegono a tifare Varese c’erano anche Mavillo Gheller e Giuliano Melosi, oltre al direttore Giorgio Scapini). Ce n’è abbastanza per vergognarsi almeno un po’.
Andremo a Voghera a giocare i playout e dovremo vincerli: non basteranno gli applausi e il tifo incondizionato del pubblico (ieri erano almeno 500 i varesini). Ci vorrà altro, qualcosa che hai dentro o non avrai mai.

Ci crede il pubblico: la squadra ne è all’altezza? (La società no, perché non esiste da mesi. Speriamo cambi subito qualcosa).
Non scherzate, non scherziamo: oggi il Varese è nei playout e dovrà vincere a Voghera per non retrocedere sul campo in Eccellenza, per la prima volta, in 108 anni di storia. E per non farlo dovrà andare a vincere la finale di domenica 20 maggio (in 90 o 120 minuti): tre cose saranno decisive.

1) Una nuova società che dia sicurezza e incuta rispetto ad avversari e Lega dilettanti (a fine partita Max e Matteo Di Caro aspettavano uno a uno i giocatori all’uscita degli spogliatoi e intanto iniziavano a preparare il durissimo playout di Casale).
2) Una squadra con le palle che oggi non ci sono state, giocatori che diano tutto oltre il risultato evitando cartellini e atteggiamenti che mettono in primo piano il loro inadeguato ego e non la maglia, ma per fortuna rientreranno Ferri e Palazzolo, gli unici che hanno il gol nei piedi (e nella testa).
3) Una città, una tifoseria e un gruppo che seguano l’esempio di questo messaggio postato prima della partita di oggi – ma vale per sempre – dal portiere biancorosso, Mirko Bizzi.
Questo messaggio: «Nessuno si sarebbe aspettato che arrivati a questo punto della stagione fossimo ancora in gioco per la salvezza. C’è chi diceva che eravamo retrocessi a marzo, chi ci ha dato dei falliti, chi ci ha trattato come una squadra di terza categoria. Noi invece abbiamo sempre abbassato la testa e lavorato, subendo difficoltà che forse nessuno avrebbe superato. Siamo arrivati all’ultima giornata di campionato, dove ci giochiamo tanto ma non tutto!
Siamo arrivati a un punto dove prima che mettere in campo tecnica e tattica mettiamo in campo cuore e testa. Sì, il cuore, per una piazza che non merita tutto questo!
Abbiamo sudato tanto per arrivare a giocarci una partita una partita come questa, insieme ai nostri tifosi, che ci hanno sempre sostenuto.
Manca l’ultimo sforzo.
Fino alla fine, fino alla morte, forza Varese!».
Fino alla fine, fino alla morte, con undici Mirko Bizzi però.
Dobbiamo dire che tutte le parole di questo messaggio di Bizzi oggi sono state seguite alla lettera dagli under e dai giovani mandati in campo dalla Varesina che aveva più assenze, e più pesanti, del Varese, ma anche più palle e cattiveria.
Aggiungiamo tre cose, una su Fabrizio Berni, un’altra sulla Pro Patria neopromossa in serie C e un’ultima su di noi.
Su Berni diciamo questo: non gli piace parlare, e questo ci piace. E se un giorno dovesse farlo, non pronuncerebbe mai le parole serie C o serie B, e questo ci piace.
Parlerebbe invece del fatto che i giocatori del calcetto o quelli del vivaio a Masnago nel 2018 devono ancora cambiarsi negli spogliatoi di prima squadra od ospiti, e non possiedono un posto tutto per loro, e questo ci piace.
Parlerebbe di tutti i ragazzi di Varese che dovrebbero tifare il Varese e, se hanno meno di 18 anni, dovrebbero entrare gratis al Franco Ossola, e anche questo ci piace. O di cento piccoli e grandi creditori da chiamare uno a uno. O di una persona che magari non arriverà a prendere il Varese ma che giovedì scorso abbiamo visto sotto un ombrello, in disparte, dietro alla rete della tribuna da dove non si vede nulla, che è molto meglio già in partenza di tutti quelli che l’hanno preceduto e al primo giorno di Varese (senza avere soldi né titolo per farlo) si sono precipitati in campo o in panchina per farsi fotografare e intervistare. Invece il campo e la panchina di Masnago sono sacri, devi meritarli prima di poterli toccare!
Sulla Pro: magari avessimo avuto noi una Patrizia Testa che ha fatto la guerra al mondo, alla città, alla politica, una Testa che ha pure venduto i biglietti al botteghino (per noi è un merito!). Questo modo di essere, implacabile e oltranzista, ha fatto uscire dalle vene passione trasferendola a tutti.
La superficialità di chi comandava al Varese (e al contrario la bravura di chi decideva a Busto) ha condotto un tifoso del Varese che voleva giocare solo nel Varese a trascinare la Pro Patria in serie C con una doppietta: lui si chiama Donato Disabato (e con lui c’è pure Francesco Gazo, guerriero e amico fraterno). Due tifosi biancorossi che portano acqua al mulino della Pro, umili, cazzuti, veri.

La Pro Patria ha perfino battuto un mondo dei media che l’ha snobbata o trascurata fino al traguardo, salvo poi salire sul carro del vincitore (onore al merito a chi ha imbastito una diretta Facebook delle ultime 24 ore pre-finale e a chi online ha battuto chiunque altro, con meno mezzi ma più idee, passione e competenza).
Su di noi aggiungiamo solo una cosa: forza Varese, fino alla fine. Se dobbiamo cadere un’altra volta, facciamolo mettendoci la faccia. La firma. L’orgoglio. Le palle. Quelle cose che oggi non abbiamo avuto.
Andrea Confalonieri

6 pensieri riguardo “Noi abbiamo le palle e non vogliamo andare in Eccellenza: e voi?”

  1. Si sapeva che andava a finire così..squadra rifondata a gennaio venduto il vendibile,ovviamente il Varese in eccellenza vuol dire fallimento ..nessuno sano di mente investe e risana con bei capitali una società per giocare in un campionato semi amatoriale..in poche parole se perdiamo a Voghera cala il sipario sul calcio di casa nostra

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  2. Ah….visto che il prossimo anno saremo senza più calcio vi consiglio delle pagine intitolate “C’era una volta il Varese”con le immagini più belle e i momenti più intensi.
    La cosa positiva è che non vedremo più questi pseudo giocatori pieni di limiti tattici e non solo… È anche vero che hanno giocato gratis!

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  3. Palle? E’ tutto l’anno che ci raccontano palle su palle, l’unica verità è che questi giocatori non pigliano un € da mesi ma è altrettanto vero che tanti farebbero fatica a trovare spazio in prima cattegoria tanto sono scarsi, lo dimosttra il fatto che nel girone di ritorno si è vinto 2 partite, in 108 anni di storia il Varese non è mai retrocesso dalla D all’eccellenza purtroppo subiremo anche questa onta
    Ringraziamo Basile per aver voluto affidarsi a Taddeo eliminando Rosa e Ciavarella dalla società, Merlin per aver costruito una squadra di brocchi e non ultimi i due mister che per vari motivi non sono stati all’altezza del ruolo affidatogli

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