«La promozione della Pro la dedico al mio papà. E all’Alfredo biancorosso»

Abbiamo chiesto a Marilena Lualdi, amica e anticonf@rmista tigrotta, di raccontarci la promozione in serie C della sua Pro Patria e lei, come sempre, ci ha stupito: nel momento del trionfo, Mari ha pensato al suo papà e al primo tifoso biancorosso, Alfredo Luini. A cui dedica un pezzetto di promozione e, come sempre, del suo grande cuore. A Marilena noi diciamo solo questo: grazie della sensibilità, complimenti e… forza Varese. (confa)

C come casa. Non sono passati vent’anni, ma ci sembra un secolo. Un secolo alimentato da false speranze, illusioni spente con il ghiaccio, sogni strappati a morsi dalla realtà e da un calcio che si è smarrito troppo spesso. Adesso, la mia Pro Patria torna a Casa dopo aver piegato il Darfo Boario. Che cos’è la casa? È dove si è sempre stati. Dove si conoscono tutti, dove ci si intende anche se si è differenti.

Casa per me è mio padre Nino, che aveva smesso di andare a vedere la Pro dopo un teso derby contro il Legnano. Eppure in ospedale mi sgridò perché non volavo allo stadio Speroni in occasione di un altro acceso incontro, quello con il Novara: «Vai, perché ti piace».

Sì, mi piace andare a vibrare e sgolarmi per la Pro. Anche se ho sempre versato più lacrime, che mostrato sorrisi. Anche se pure quest’anno ho avuto brividi, sensazioni che potesse andare in modo diverso, ancora.

Che cosa Ci ha sostenuto? La fede in quei bellissimi colori che si rifanno al cielo. La dedizione di Patrizia Testa, guerriera solitaria e coraggiosa. No, non poi così solitaria. Se la politica e molti imprenditori di Busto non l’hanno capita, ha avuto accanto a lei persone preziose, da Sandro Turotti all’allenatore Javorcic e ciascuno dei nostri ragazzi.

Ecco, Patrizia, l’ho intervistata per “Il Tigrottino” pochi giorni prima della partita decisiva. E alla domanda sulla persona alla quale avrebbe dedicato un’eventuale vittoria, lei non ha avuto esitazioni: mio padre, Luigi.

I nostri padri, coloro che ci hanno guidato, che abbiamo osteggiato (almeno io) anche come da copione nel cammino per crescere.

Questo mi rimanda a un altro ricordo, ancora, che voglio rivivere in queste ore. Un giorno triste tristissimo, perché io ero al lavoro a Varese, avevo molto da fare, ma una sola missione: correre da Busto per tempo da mio padre per un’incombenza delicata. Quel giorno, entrò a trovarmi – come quotidianamente accadeva – un mio amico varesino. Con il suo sorriso, con i suoi grandi occhi chiari, mi spazzò via tutta la tensione: ce l’avrei fatta.

Quell’amico si chiama Alfredo. Io e lui tifiamo per due squadre avversarie. Ma ciò non ci ha mai impedito di volerci bene, quindi di volere il nostro bene, reciproco. Di sussurrare un “sono felice per te”, quando la nostra squadra conquistava un traguardo.

Alfred, anche a te dedico questa C riconquistata, perché tu possa sentirla un po’ tua. Perché tu possa coronare il sogno tuo.

Perché noi siamo a Casa, Alfred. Dove ci si intende, anche quando si sembra differenti.

Marilena Lualdi

Il varesino Disabato festeggia con i suoi amici
Il varesino Disabato festeggia con i suoi amici

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