PER NOI FINISCE QUI

L’URLO DISPERATO DI UN TIFOSO A VOGHERA. LE LACRIME DELLO SPEAKER AVVERSARIO. IL FALLIMENTO DEI TIFOSI AL POTERE E DI TUTTI NOI CHE ABBIAMO PENSATO SOLTANTO ALLA VITTORIA. LA SCOMPARSA DEGLI UOMINI DI CALCIO. L’ULTIMA SPERANZA NELLE PAROLE DI 7 GRANDI BIANCOROSSI

Forse il nostro compito finisce qui.
Finisce qui perché siamo nati con il Varese e nel momento in cui oltre a una società non ci sono più nemmeno una squadra e una categoria, moriamo con il Varese.
Finisce qui perché non siamo riusciti ad evitare questa fine.
Finisce qui perché non vediamo futuro ed è giusto che vada avanti chi, invece, ancora lo vede ed è quindi più bravo, giusto e innamorato del Varese di noi.
Finisce qui perché è stata la gente a dire, e a dirci, basta. La gente come quel tifoso che ieri alla fine di tutto urlava alle nostre spalle con gli occhi rossi e la voce tremante: «Per favore, scappate dal Varese più veloce che potete». Ha detto basta lui per noi, per voi, per tutti. Stop. Finito. Mai più. Scappate più veloce che potete. Tutti quanti e per sempre. C’è dell’altro nella vita (vostra ma anche nostra). Scappate perché la faccia di ciascuno, e di tutti, è la faccia di un fallimento da cui non si può tornare indietro. Perché stavolta a Varese fallisce l’idea che una società possa rinascere dai tifosi, che invece sono stati traditi né più né meno che in qualunque altro caso.

Finisce qui perché nelle parole di uno speaker senza volto e senza nome allo stadio di Voghera abbiamo ritrovato tutto ciò che non ci eravamo neppure accorti di aver perso (la grandezza, l’onore e la sportività di una società che qui, a Varese, neppure noi e forse nessuno eravamo più abituati a cogliere). Queste parole, urlate con cuore negli altoparlanti dopo il fischio finale mentre noi eravamo troppo impegnati a sputare veleno e a litigare (ovviamente tra di noi) per ascoltare: «Per prima cosa alziamoci in piedi e applaudiamo la squadra e il pubblico del glorioso Varese che retrocede ma a cui tutti gli sportivi presenti in questo stadio augurano di risalire al posto che per storia gli compete. Quindi alziamoci tutti e applaudiamo il Varese».

Tra dieci o vent’anni ricorderemo lo speaker di Voghera come il fischio di Agnolin, la papera di Fadoni a Empoli, il gol di Berna in Alto Adige o quello di Buba alla Cremonese: segna un’epoca e chiude un ciclo. L’epoca del Varese, il nostro ciclo.
Il nostro amore finisce qui: questa società non avrà più motivo di esistere finché non troverà o ritroverà la serietà, l’onestà, la purezza, la fiducia, l’amicizia e l’amore del suo territorio nei confronti dei dirigenti e delle proprietà che la guidano.
Il calcio a Varese per noi muore qui, seppellito da anni di vanagloria, bluff, prese per il culo, complicità, personaggi equivoci e imbarazzanti (non ci si inventa dirigenti e presidenti: bisogna saperlo fare), yes man, ultimi arrivati o salvatori della patria senza nerbo, prim’ancora che senza soldi, che hanno tentato innanzitutto di accaparrarsi il pubblico e la piazza, senza sapere che il calcio è soltanto calcio. E alla fine rispetta regole molto semplici: se non fai gol e non hai una società retrocedi, in serie A come in Eccellenza. Questo è successo al Varese e a Varese, dove tutto ha iniziato a dissolversi molto prima di Voghera e cioè da quando abbiamo accettato, in cambio di facili promesse e illusioni, di scendere a compromessi con personaggi a cui non affidare nemmeno le pulizie di casa. Abbiamo accettato tutti e tutto pur di farci dire ciò che volevamo sentirci dire e questo è il nostro errore. Una pecca mortale.

Finisce qui perché il Varese è stato sputtanato, umiliato, ferito mortalmente non certo dai giocatori né da chi li guidava ieri o fino all’altro ieri, ma nemmeno dal pubblico che, più perdeva e più si stringeva alla squadra (c’era più gente a vedere la caduta agli inferi che ad Arezzo o a Perugia nell’anno del ritorno in B: questa è la forza della maglia, quella vera). C’è modo e modo di morire e quello scelto da chi è rimasto sulla barca che affondava – voi accettereste di andare a lavorare per chi non vi paga da sei mesi? – è stato il migliore. Loro volevano solo salvarsi, senza armi e senza soldi. Per qualcosa di più grande, forse troppo. Potevano fermare la giostra pensando solo a sé stessi: e invece no (nella splendida foto di Maurizio Borserini, l’abbraccio finale e le lacrime di Mirko Bizzi). Prendiamo Alessandro Merlin: gli si può anche continuare a imputare di aver avallato la scelta (non sua) di smantellare il gruppo di un anno fa, ma ieri si è beccato insulti e minacce nemmeno fosse il Mostro di Firenze. Invece era solo l’ultimo dirigente rimasto. Perché morire così, fino in fondo, senza nulla in cambio, facendosi tirare le pietre perché ultimo rappresentante di una società inesistente? Questa è una “colpa”?  L’unico premio che si porterà dietro – con cui non sopravviverà, ma vivrà certamente meglio – sarà la carezza ricevuta da ognuno dei giocatori.

Finisce qui perché non siamo quelli che tirano in lungo l’agonia o si stracciano le vesti e fanno gli scalmanati moralisti online sul cadavere caldo del Varese (adesso è facilissimo, ipocrita e totalmente inutile); andava fatto prima, sempre, nei 1000 giorni che hanno preceduto questa fine: abitava forse sulla luna chi ha trovato il coraggio di uscire allo scoperto solo dopo il rinvio della finale o l’esonero di Tresoldi? Era sulla luna o non vedeva che la fine si stava compiendo e avvicinando a grandi falcate, e che in realtà il Varese ha ottenuto semplicemente ciò che merita. Senza società, non vai da nessuna parte. E la società, tranne un lampo iniziale, non è mai esistita. O è stata sbagliata: ovunque, sempre. Anche noi, a volte, ci abbiamo creduto, e tutte le volte che lo abbiamo fatto abbiamo sbagliato.

Evidentemente degli errori sono stati commessi, alcuni in buona fede altri no, anche da stampa/opinione pubblica e tifoseria. Quello principale è stato credere alle promesse e all’illusione della vittoria facile prima che alle cose durature e ai valori. È stato quello di non opporsi in tempo e non abbastanza a chi si è alternato al comando della società alimentando la divisione della piazza in fazioni che rispecchiavano esattamente le fazioni presenti nel club. Dilaniati, divisi o interessati solo alla propria parte, prima ancora che al bene del Varese e al valore delle persone, abbiamo certificato con dolore su noi stessi che le squadre di calcio non si fanno con i tifosi al potere, buoni o cattivi che siano. Ma con le persone giuste che sanno di calcio e ci sanno fare. In tre anni di Varese ce n’è stata soltanto una, un po’ poco perché il club non si trasformasse in un cinema o in un’immensa playstation dove chiunque arrivasse poteva dire la sua, decidendo vita morte e miracoli. Il Varese, però, non è un gioco e il calcio non è la playstation ma una cosa seria, con le sue regole, a volte spietate e a volte imponderabili. Se le tradisci così a lungo perdi, muori e sparisci.

L’idea alla base di questo Varese, prim’ancora che il Varese stesso, è fallita.
Poi magari un giorno qualcuno si ritroverà ancora su un marciapiede di Masnago, senza nemmeno una sede, e rinasceremo ancora: come nel 2004, però. Fino ad allora è il caso di salutarci e dire questo: arrivederci tifosi del Varese, soffrire e perfino retrocedere in mezzo a voi è stato un onore. Come sempre.

Chiudiamo con un omaggio anonimo e finale al Varese nelle parole delle persone che lo amano più di chiunque altro e non hanno bisogno di apparire con il loro nome, anche se tutti le conoscono. Chiamiamoli i grandi biancorossi. Ma grandi davvero.

Grande biancorosso/1: «Le cose ogni tanto vanno male perché poi devono andare bene. La storia del Varese insegna che a volte finisce tutto solo per ricominciare. Unici, veri, puliti».

Grande biancorosso/2: «Quando mi telefonavi tre anni fa e mi dicevi che eravate in centomila allo stadio in Eccellenza io ti dicevo che non sarebbero bastati i tifosi al potere ma ci volevano anche gli uomini di calcio… Riparliamone a giugno e ripartiamo con loro».

Grande biancorosso/3: «Il Varese retrocesso in Eccellenza è un groppo alla gola che non andrà più via. Questa è la fine del mondo ma le vie del Signore sono infinite».

Grande biancorosso/4: «Sono mancate una società e una punta. La squadra da sola non poteva spostare l’equilibrio ed evitare la fine perché è andata avanti solo grazie alle buste della spesa prese dai genitori o dai parenti a inizio settimana. Al Varese in questi anni è sempre mancata una guida, un riferimento. Un esempio».

Grande biancorosso/5: «Forza Varese in ogni categoria».

Grande biancorosso/6: «I giocatori e lo staff sono stati spremuti come limoni, più di questo non potevano fare. Magari la testa diceva di correre ma non c’era attaccato più niente: avevano già dato tutto da tempo. Oltre a onorare la maglia hanno onorato l’uomo presente in ciascuno di loro. Potevano smettere mesi fa, non l’hanno fatto. Mai. Senza problemi, liberi di mente ce l’avrebbero fatta. Venduti? Sì. Alla maglia».

Grande biancorosso/7: «Si cercano i colpevoli, ma forse sono troppi. Una città che sei anni fa giocava per andare in serie A e retrocede sul campo in Eccellenza è qualcosa che somiglia all’inferno. Ma forse le domande che mi fanno stare ancora peggio sono queste: chi comprerà il Varese? In che categoria giocheremo l’anno prossimo? Se posso accettare forse una retrocessione sul campo, non posso accettare sei anni di incertezza sul domani del Varese».

Andrea Confalonieri

18 pensieri riguardo “PER NOI FINISCE QUI”

  1. Mollare il Varese? Non è possibile! L’abbiamo cantato mille volte il Varese è una malattia che non va più via…
    In tutti questi anni siamo stati sia in paradiso che all’inferno ci e mancato solo uno stato d’animo, la serenità! Serenità e non mediocrità. Chissà se riusciremo mai a trovarla?

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  2. Mollare il Varese? Non è possibile! Perché? L’abbiamo cantato mille volte… il Varese è una malattia che non va più via.
    In tutti questi anni siamo stati sia in paradiso che all’inferno. L’unico stato d’animo che non abbiamo mai provato è la serenità. Serenità non mediocrità. È forse il caso di ripartire da lì.
    Col sorriso e la spada.

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  3. La domanda è da chi si ricomincia? Da berni? Dai catellani? Da chi? Non c’e’niente, non c’è nessuno!Stadio, campi.. Non abbiamo niente. Non c’è più neanche il nome. Ieri una mamma di un bambino delle giovanili mi ha detto che non hanno prenotato un pulmino per una trasferta, perché avevano paura che non si fidassero o perché essendo Varese glielo facessero pagare di più.Siamo all’anno zero! sportivo ed umano.. Abbiamo una storia ma non abbiam più futuro. A questo punto l’unica soluzione è sperare in una fusione con la Varesina gente seria e pulita(io non l’avrei mai voluta), che almeno respira il territorio e il calcio come piace a noi. Spero di rivedere presto i nostri vessilli biancorossi tornare a sventolare dove meritano. Forza Varese
    French Un tifoso

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  4. 71 giorni senza governo, crisi aziendali a ripetizione e quì sembra che sia morto qualcuno… ma è calcio mica la fine del mondo.
    Si è sbagliato vero ma partiamo da questa lezione. Siete disposti a venire a vedere il Varese che gioca in eccellenza o serie D per i prossimi 10 anni come la Varesina? Se sì si può ripartire. Se pensate invece che perchè ti chiami Varese devi giocare in serie B beh allora non c’è speranza…

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  5. finisce qui perchè offrire il 10 % subito del dovuto ai giocatori, o il 50% in 3 anni, o il 100 % in 5 anni è un modo di cominciare non rispettoso che fa presagire altre disgrazie

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  6. Gli svizzeri non sono colpevoli Ok…ma non pretendo di andare al ristorante abbuffarmi di pesce fresco e spendere 10 euro, come stanno tentando di fare !

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  7. Se andate a leggere l’ultimo articolo su Varesesport potrete ben capire lo spessore degli ipotetici acquirenti svizzeri………………leggete bene l’offerta fatta ai giocatori per rientrare dai rimborsi arretrati………….

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    1. Sicuramente un brutto modo di cominciare con delle offerte del genere ai giocatori ma… I sig. (per modo di dire) Taddeo e Basile, coloro che hanno causato tutto questo, non ci rimettono niente? Non cacciano neppure un soldino? Eh no, troppo comodo così… avete distrutto società, preso in giro giocatori e tifosi e adesso, pretendete che qualcuno copra di tasca propria i vostri errori?
      Taddeo e Basile come i Turri… e Baraldi come Tacconi! (chi ha memoria, ricorderà… ma a quel tempo campeggiava uno striscione in curva Nord con scritto TURRI VATTENE, senza contarne i cori…)

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  8. non finisce qui, per nessuno dei mille e passa malati di Varese che ci sono in giro e spendono le loro domeniche a seguire questa squadra dappertutto, e Confa tu sei uno di questi quindi…. quindi per favore teniamo accesa la fiamma (o meglio sarebbe dire la fiammella), ma non ripetiamo gli errori ( e gli orrori) del passato, via questo ennesimo pseudoimprenditore senza portafoglio, senza serieta’ , senza attaccamento a Varese e ripartiamo anche dall’ultimo gradino, si’ anche dalla terza categoria, giocheremo a Varesello ( che e’ una struttura da terza categoria!) e staremo con la testa dentro la merda per qualche anno in più ma francamente io non ho nessuna voglia di farmi prendere per il culo un’altra estate da questa gente qui, ci racconteranno di debiti saldati, di progetti importanti, di ipotesi di ripescaggio ( vero Basile?quanto fai pena, resterai per sempre nella storia del Varese Calcio) ma vaffanculo a tutti questi imbroglioni, ribelliamoci a questi impostori qui,ripeto meglio una terza categoria con gente pulita

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  9. Andiamo tutti allo stadio a invitare Berni i Catellani e chi altro ciarlatano o venditore di arrosti vari ad andarsene a grandi falcate. Credo che De Carolis sia offeso della proposta di recupero crediti…. Beh lui ha dato un grande aiuto….abituato ai campi della Champions…. Nemmeno in terza categoria saresti titolare!!!
    Fondiamo la Biancorossi Varese e partiamo dalla terza con Macciacchini Presidente!!!!!

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  10. Niente rateizzazione per i giocatori: fallimento e ognuno si prenda la sua responsabilità. Ripartiamo dalla terza e basta ai venditori di fumo. L’unica è godere del credito ancora dai fornitori!

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  11. Purtroppo assisteremo anche a un fuggi-fuggi dal settore giovanile, dura poi ripartire come avvenne dopo il fallimento nell’ultimo anno di B,inevitabile.Persa totalmente la credibilità purtroppo.

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