Edo Bulgheroni, un’eccellenza varesina: «Giro l’Italia e vedo fiammate che però non durano. La mia Varese? Sopravvalutata, qui non remiamo tutti assieme. Nel basket Coldebella è guida e visione. In tempi di crisi penserei a una gestione comune di calcio e pallacanestro»

L’uomo che portò la Pallacanestro Varese alla Stella, il suo lavoro, la sua vita e il suo Paese. Come sempre, visionario e anticonformista: «Amo la mia città ma a volte faccio fatica a difenderla. A Bergamo vanno oltre le divergenze politiche: perché qui no? Se Caja o i giocatori fossero attratti da altre piazze non li tratterrei. Coldebella è il valore aggiunto e vi spiego perché. Toto vorrei preservarlo come papà…»

Da Mondovì a Palmanova, dal Brennero alla Sicilia: dopo avere spesso avuto l’intuizione giusta sulla pallacanestro, ma anche sul calcio e sulla città (narra la leggenda che gli abbiano chiesto di candidarsi ma che lui non si sia fatto convincere), stavolta con Edoardo Bulgheroni partiamo dal suo viaggio nell’Italia e nel lavoro, prim’ancora che dal luogo e dalle persone di cui è innamorato.
Mettiamo subito le cose in chiaro: alla fine tutto ciò che ci siamo detti a un tavolino del Campus, dove ogni mattina prima delle 8 s’allena e corre («Mi dà la carica»), lo scriveremo tra poco anche se in qualche caso sarebbe stato meglio non farlo. Tanto Edo sa che qui non esistono segreti. Come non ne esistono quando parla una persona come lui, tra i primissimi anticonformisti varesini e tra i pochissimi a sostenere che la verità fa sempre bene. Con lui abbiamo sempre respirato libertà, alla fine delle sue parole ci è sempre rimasto attaccato qualcosa di bello, che comunque scava e fa pensare: per questo lo ringraziamo.

Qual è il lavoro di Edoardo Bulgheroni?
Un’avventura imprenditoriale italiana: si chiama SelecTTrade (Edo è il presidente), gli uffici sono a Cassano Magnago. Gestiamo punti vendita monomarca di grandi aziende in centri commerciali, temporary store, città commerciali. Cerchiamo la location, apriamo e gestiamo i negozi trovando anche il personale (500 i dipendenti in giro per l’Italia, 45 gli store targati Lindt). Ovviamente partiamo dal nostro cioccolato e produciamo gelato ma poi sono arrivati altri marchi (Nivea, Carlsberg con il birrificio Poretti…). Qui abbiamo la pasticceria Zamberletti e un’altra società, la Select Building, che trasforma gli immobili che vanno all’asta.

L’Italia che vedi in un aggettivo?
È isterica, come una fiammata che poi si ferma senza spegnersi. L’incertezza ha portato accortezza. Per non dire altro: io ho sott’occhio l’industria del commercio e i furti, per esempio, sono in aumento vertiginoso. Diciamo che le città turistiche e i grandi marchi vanno benissimo mentre gli altri retrocedono. Vi racconto un episodio che mi colpisce sempre: in Sicilia si stupiscono quando vedono che in busta paga trovano veramente quello che c’è scritto sul contratto. Questo è lo spaccato che ho girando il popolo degli addetti alle vendite e quello di chi compra.

Cosa hai portato nell’attività imprenditoriale della tua esperienza sportiva?
Facile: Alberto Zocchi, responsabile marketing dei Roosters del decimo scudetto. Io e lui lavoriamo in team anche se lo spirito di squadra, qui come nello sport, è duro da trovare perché l’uomo è egoista per natura: ma è questa la sfida che ci unisce e ci piace. Poi ci sono tanti contatti, l’abitudine al lavoro. E Luca Bianchi, varesino e responsabile dello sviluppo commerciale nazionale. Certo, quando l’orizzonte temporale non è una sola stagione o una partita ma un indefinito 31 dicembre è tutto più facile.

Quando rientri a Varese, come la trovi rispetto al resto d’Italia?
Amo la mia città e non ne parlerò mai male. Ma con gli altri, a volte, faccio fatica a difenderla. Stiamo perdendo tanto ma il perché è difficile dirlo.

Com’è la Varese del 2018?
Sopravvalutata, almeno dal punto di vista commerciale (qualcuno apre, tanti chiudono).

Eppure è a due passi da Milano che è quasi una repubblica indipendente: trasforma in oro tutto ciò che tocca.
Leggo che è un po’ come Londra per l’Inghilterra e sono d’accordo. La capitale inglese si stacca dal resto del paese e questa, fors’anche più accentuata, è la tendenza che coinvolge Milano: attira tutti gli investimenti e, anche per i costi, pare quasi intoccabile. Diciamo che oscura e fa ombra al resto.

A Varese esiste una ricetta per invertire la marcia?
Forse la città universitaria, forse la natura e il paesaggio. Abbiamo grandi personalità in tutti i settori chiave, compresi sport e politica, ma si esaltano lontano da qui.

Mezzi di informazione e forse anche cittadini si sono accapigliati per settimane, addirittura mesi, sulla “rivoluzione” dei parcheggi blu: che ne pensi?
Penso questo: se non facciamo sistema andando oltre le divergenze politiche, come accade per esempio a Bergamo dove tutti pensano – pur con idee a volte diverse – a remare nella stessa direzione, arretreremo ancora. Remando assieme sei due gradini sopra, com’è Bergamo oggi rispetto a noi.

Ci siamo: puoi parlare di pallacanestro e dire la prima cosa anticonformista che ti viene in mente.
Non è una cosa ma una persona: Claudio Coldebella, e io ne parlo benissimo. Ha girato l’Europa e il mondo, portando questa sua esperienza e preparazione complessiva, direi totale, all’interno della Pallacanestro Varese: staccherei una volta per tutte la visione che abbiamo di lui da ciò che gli urlava la curva quand’era avversario. Ha un obiettivo e sa cosa serve per raggiungerlo, con una dote in più: agisce a più livelli, completa a tutto tondo la società.

In che modo?
Cura il rapporto con gli sponsor, ma c’è altro. Se la sconfitta in gara 3 dei quarti con eliminazione dai playoff è stata comunque uno spettacolo il merito è anche suo perché ha aperto la mentalità della Pallacanestro Varese. Ricordo che nell’82, quando la Cagiva andò a casa in gara 3 degli ottavi perdendo a Masnago con la San Benedetto Gorizia, volavano in campo le gradinate di legno.
Il cubo, i divanetti a bordo campo, 5000 persone in maglia biancorossa sembrano solo piccole cose ma invece hanno avuto un impatto micidiale perché un po’ di coraggio paga sempre. Coldebella è uscito di casa presto, ha girato l’Italia, conosce il mondo: può essere una guida.

Il merito già grande del pubblico?
Adeguarsi alla realtà.

Confermeresti tutti?
No, l’opposto: non tratterrei nessuno di quelli che eventualmente possono o vogliono andare. Leggo che Caja non farà come Vitucci: a mio parere è un punto di vista sbagliato per leggere le situazioni. Se Caja avesse un’offerta e volesse accettarla, non lo tratterrei. A pagare, in questa situazione economica, è il realismo. Tanto Varese ormai ha capito.

Cosa ha capito?
Ti faccio un esempio banale: mio figlio ha 15 anni e poteva avere la patente del motorino ma non l’ha nemmeno chiesta. Perché anche se siamo a Varese tra i giovanissimi è passata l’idea che ci sono cose che in pochi si possono permettere e lui lo sa, pur se non lo dice. Lo stesso, in grande, vale per il basket e per il sentimento comune che lo circonda. Varese ha capito il momento.

Si parla di incremento del budget e maggiori spese: Varese può permettermelo?
Mah, non so: anche in momenti in cui l’Italia e le aziende andavano meglio ricordo la fatica per coinvolgere imprenditori nello sport.

Cosa ci dici di papà Toto? Sei preoccupato di questo suo gigantesco impegno, anche emotivo, nella Pallacanestro Varese? (Edo sorride ma non si nasconde e non nasconde ciò che pensa e che tutti intuiscono).
A volte lo vedo troppo coinvolto: si carica di tutte le responsabilità e invece io vorrei preservarlo come papà. È vero, abbiamo vinto l’ultimo scudetto ma per quell’impresa fu necessaria un’enorme spinta temperamentale e non solo.

Varese Calcio e Varesina sono retrocesse in Eccellenza: così sparisce il calcio di vertice dal capoluogo e dal nord della provincia.
Credo sia necessario fare un netto distinguo tra le due realtà: temo che per il Varese sia stata soprattutto una questione di persone. Sento dire che hanno fallito i varesini ma non sono d’accordo: con i varesini che sanno di calcio in società, e con i varesini in campo (Pisano, De Luca, Lazaar), dall’Eccellenza siamo arrivati in serie B.

Lei cosa farebbe con il Varese?
Innanzitutto vi chiedo: quanti ragazzi e quante famiglie vanno al Bosto?

Tanti perché sanno che il Bosto non rischia di sparire ogni tre anni… Quindi serve gente seria al vertice della società che duri a lungo. Ma poi?
Poi, in momenti così tirerei fuori vecchie idee come quella della polisportiva. Il cerchio si stringe e in tempo di crisi una società può essere da traino per l’altra, anche a livello di gestione. Lo fanno le grandi città e non possiamo farlo a Varese dove c’è già una vicinanza e una comunanza, non solo fisica? Certo, serve gente seria da una parte e dall’altra.

Domanda finale per noi e per voi, non certo per Edo: se a Varese esiste gente come Claudio Milanese, Edo Bulgheroni, Sean Sogliano, Giancarlo Giorgetti, Beppe Marotta (ma la lista è lunghissima, dagli imprenditori come Orrigoni e Rasizza ai molti giornalisti che contano e al resto dei big politici)… perché non esiste qualcuno che li metta attorno a un tavolo, li unisca e li ascolti per il bene di Varese?

Andrea Confalonieri

11 pensieri riguardo “Edo Bulgheroni, un’eccellenza varesina: «Giro l’Italia e vedo fiammate che però non durano. La mia Varese? Sopravvalutata, qui non remiamo tutti assieme. Nel basket Coldebella è guida e visione. In tempi di crisi penserei a una gestione comune di calcio e pallacanestro»”

  1. Eccellenza varesina??..avessero avuto tanti la fortuna sua di nascere con la strada spianata!..poi x carità sarà anche capace ( magari salvando perché no il Varese calcio)

    Mi piace

  2. Infatti tutti a correre a mettere lo sponsor sulla maglia del Varese. E non per 100.000 euro ma per molto meno… ma per piacere almeno finitela di pontificare…

    Mi piace

  3. ha ragione Bulgheroni, e’ questione di persone, se sono serie e stanno al vertice delle societa’ sportive hanno maggiori probabilita’ di attirare nuove risorse, non e’ un caso che nella pallacanestro, ora che al vertice abbiamo Coldebella (puo’ piacere o no, ma e’ un vero manager,)e Toto Bulgheroni si sono avvicinati Ponti e ha garantito maggiori risorse Rasizza ( imprenditori che attirano altri imprenditori), fino a pochi anni fa al vertice c’erano Coppa e Castiglioni, non esattamente la stessa cosa quanto a serieta’, sulla sponda calcio vale lo stesso discorso, quando siamo ripartiti nel 2015 qualche imprenditore si era riavvicinato e aveva messo soldi veri, ma se poi li dai da gestire a Basile, Taddeo,Ciavarella e company l’anno dopo spariscono ( oltre ai soldi) anche gli imprenditori amici, le societa’ sportive sono ( o dovrebbero essere) come le aziende, i conti alla fine devono tornare ( che sei in serie A o in eccellenza e’ lo stesso), quindi servono manager seri ed esperti non tifosi improvvisati o mezzi imprenditori che si mettono a fare i presidenti e invece faticano ( e’ un eufemismo) nella loro attivita’….

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...