Sul Varese non abbiamo certezze. Ma solo queste domande

Qualcuno grida al miracolo e alla salvezza del club biancorosso: noi lo faremo solo quando avremo fugato ogni dubbio e avuto risposta a quesiti più che doverosi. Dal doppio passaggio di quote al volto degli acquirenti, dal cambio di nome (Varese Concept) alla “scomparsa” dei Catellani, per ora l’unica certezza è la stima unanime nei confronti di Claudio Benecchi

Siamo anticonformisti di fatto, non solo di nome e quindi rispetto a chi grida al miracolo o è pronto a fare il bagno nella fontana di piazza Monte Grappa brindando alla salvezza del Varese preferiamo farci e farvi qualche domanda scomoda. Le domande non hanno mai fatto male a nessuno, il contrario: provocano risposte che, per ora, non ci sono. Il dubbio, dopo la storia recente, dovrebbe essere una certezza. Soprattutto quando non si conoscono le cose e le persone in ballo ma solo la sofferenza e i tradimenti vissuti da questo club, dalla città, dai tifosi. Meglio una domanda sbagliata in più oggi che un’altra delusione domani o, peggio, un anno senza calcio a Masnago: dopo aver stracciato moltissimi record negativi, oltre a quello dei debiti e della vergogna, cerchiamo di evitare l’ultimo, inappellabile. Non adeguandoci: non abbiamo la verità in bocca e, così, la chiediamo a chi la conosce. È il minimo esercizio da compiere se vogliamo tornare a credere in qualcosa, in qualcuno e, alla fine, nel Varese.

  1. Perché passare il 100% delle quote societarie temporaneamente a Claudio Benecchi che poi le cederà in una decina di giorni, come dice lui oggi alla “Gazzetta”, «a una società più articolata, composta da più membri e di cui sarò l’amministratore delegato»? Perché è necessario questo duplice passaggio di quote invece che cedere immediatamente il Varese alla nuova proprietà?
  2. Claudio Benecchi raccoglie stima da fronti diversi: Enzo Rosa scrive su Facebook «persona perbene mi dicono… era ora», e il sindaco di Comerio Silvio Aimetti racconta a Damiano Franzetti su VareseNews di «conoscerlo da sempre, da quando andavamo a scuola. Lo ritengo una persona seria, capace di impegnarsi e lavorare a fondo e gli auguro di fare bene in una società a cui tanti, me compreso, vogliono bene. Io tornerò ad abbonarmi come ho fatto tante volte».
    Una persona come questa saprà perfettamente l’inferno che abbiamo vissuto in questi anni al Varese e, quindi, capirà certamente la seguente richiesta: dopo che i Catellani hanno detto per mesi di essere i mediatori e di agire per conto di un investitore e cioè Fabrizio Berni, e dopo che lo stesso Fabrizio Berni ha lavorato come mediatore per un mese dicendo di agire per conto di una holding svizzera, se Benecchi dicesse subito per conto di quali imprenditori ha acquisito il Varese eviteremmo di porci altri interrogativi simili o di lasciarli senza risposta. Anche perché la segretezza e il mistero finora hanno prodotto solo delusioni, disillusioni o mezzi fallimenti. Chi vuole davvero il Varese non ha paura di svelarsi, ora e sempre: anzi, ne va orgoglioso. Come sicuramente lo è Benecchi.
  3. Luca Spriano sulla Prealpina giustamente scrive: «Finché il concordato stragiudiziale con i creditori, indispensabile per abbattere il debito, non sarà completato e messo nero su bianco, il Varese non potrà essere totalmente certo di aver scongiurato il rischio di fallimento… Senza l’intesa definitiva con i creditori, il gruppo entrante non si metterà davvero al timone. Vuole prima avere in mano materialmente il concordato stragiudiziale… Ora bisognerà chiudere il cerchio con staff tecnico (allenatori e preparatori) e settore giovanile, e avviare un percorso di rientro dallo stato di morosità nei confronti delle società che gestiscono le utenze (acqua, luce e gas)». Da qui la domanda numero 3: se uno dei creditori non accettasse di firmare condizioni magari considerate esigue e volesse subito ciò che gli spetta (eventualità non remota), la nuova società acquisirebbe comunque il Varese da Benecchi entro dieci giorni? Non sarebbe stato più lineare far firmare tutti e poi chiudere oppure chiudere un mese fa e poi far firmare tutti?
  4. Prima di decidere il marchio, la sede o il nome della nuova società («Non ci chiameremo più Varese Calcio ma Varese Concept» dice lo stesso Benecchi a Brusa sulla Gazzetta) non è meglio dire i nomi dei nuovi proprietari del Varese?
    Poi, ma anche prima, diciamo che sul nome Varese Concept si può e si deve discutere, innanzitutto con il pubblico e con la storia. Se quest’ultima avesse voce e potesse parlare per conto del Varese FC, del Varese 1910 e del Varese Calcio, qualcosa da dire su quel “concept” ce l’avrebbe. Di certo non profuma di radici e varesinità, ma tantomeno di calcio. Sempre che il calcio e la fede contino ancora qualcosa in una società di calcio. A proposito: è proprio necessario cambiare nome, un bellissimo nome, anche senza fallire?
  5. Il 25 maggio a Masnago sono state arrestate due persone che si trovavano nell’area dello stadio poiché coinvolte in un’inchiesta della procura di Padova, ma secondo alcuni quotidiani veneti sarebbe interessata anche quella di Bergamo, per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio internazionale (la cifra in ballo sarebbe di 46 milioni). Il Varese Calcio ha smentito qualunque legame con l’accaduto ma va detto che gli stessi giornali veneti e bergamaschi titolano e scrivono da giorni che i due fermati sarebbero stati presenti in maniera non casuale allo stadio (nel senso che non erano fuggiti all’interno dal cancello d’ingresso ma vi erano entrati volontariamente) proprio mentre si svolgeva una riunione per la cessione del club. I loro nomi sono quelli di Marco Suardi e di Elena Manganelli di Rienzo: più che una domanda direttamente rivolta al Varese, a cui crediamo quando smentisce qualunque contatto o conoscenza con la coppia, chiediamo ai colleghi giornalisti padovani e bergamaschi di continuare a tenerci informati – come hanno fatto finora – sugli interrogatori e sugli sviluppi di una vicenda che è sfociata in un doppio arresto nel tempio del Varese, o sull’uscio di casa. Perché proprio qui?
  6. Varesello è al centro del nuovo progetto e quindi l’anno dell’Eccellenza non è poi così da buttare visto che la struttura venne “inventata” e acquisita in convenzione proprio allora ma, al di là di questo, andiamo al punto.
    Bellissima, da città realmente moderna e “giardino”, l’idea quasi bucolica di ampliare il numero dei campi, rifare spogliatoi e trasformare l’area in un parco, come dice Benecchi ancora a Filippo Brusa, «con tanti percorsi tematici, naturalistici ed educativi per i giovani del vivaio che, uscendo da scuola, troveranno nell’impianto ristrutturato una mensa e una mini foresteria con aula didattica, dove studiare. A Varese non si giocherà solo a pallone ma si imparerà a fare un orto e si potrà entrare in contatto con gli animali». Ben detto! Questo è il futuro ed è anche un progetto da sottoporre al Comune: per realizzarlo, però, occorreranno tempo, autorizzazioni, modifiche della convenzione e nel frattempo la Varese Concept (o il Varese Concept: poi fateci sapere se è maschile o femminile, chi l’ha scelto/scelta e perché) avrà come casa il Franco Ossola, la cui convenzione scade il 30 giugno. Varesello è un sogno ma il problema del presente si chiama stadio: come e in che tempi affrontarlo? Come evitare che faccia acqua e perda i pezzi? Chi può permettersi i costi di gestione per continuare giocarci, magari in Eccellenza? A meno che si voglia giocare solo con i giovani o in terza categoria a Varesello, oppure altrove con la prima squadra: già, ma dove?
  7. Per la parte sportiva si fa il nome di Beppe Accardi, ex giocatore e apprezzato procuratore che darebbe una mano alla nuova società e che ha contattato per la panchina biancorossa l’ex capitano Alessio Dionisi, però già accasatosi alla ricca Imolese in serie D. Ma non doveva occuparsene la famiglia Catellani, che ha traghettato il Varese nelle mani di Berni e ora a questo passaggio di proprietà non ancora concluso? Dunque: che fine hanno fatto i Catellani? Il passo indietro è evidente, la motivazione no.
  8. Tenendo conto che la parola ripescaggio va gestita con cura o bandita poiché legata per sempre all’esperienza in biancorosso di Aldo Taddeo e invece che ripescati in serie C, o in B nel 2020, siamo finiti in Eccellenza, qual è la realtà?
    Partire dal basso va bene e più in basso di così il Varese non ci è mai andato ma è fuor di dubbio che una proprietà seria sostenuta dai grandi e potenti cuori biancorossi attualmente al lavoro da Roma in giù non possa giocare (ancora) in Eccellenza. O sì?

Andrea Confalonieri e Gabriele Galassi

26 pensieri riguardo “Sul Varese non abbiamo certezze. Ma solo queste domande”

  1. Varese concept non va bene?..avete permesso tutti quanti che il Varese x 1 anno indossasse la divisa non sua ovvero maglia rossa e pantaloncini bianchi…quindi!!

    Mi piace

    1. semmai era il contrario, perché su maglia rossa il logo dell’allora sponsor si vedeva poco… comunque per me non vanno bene entrambe le cose

      Mi piace

  2. Il nome conta poco, anche se a mio parere è oggettivamente orribile e lascia pensare che la parte sportiva interessi veramente poco. Aspettiamo almeno di sapere chi saranno realmente i proprietari prima di esultare o disperarci. Per ora, ci sono solo tanti dubbi, poche certezze e la speranza che non siano cialtroni, anche se il rischio è altissimo. Vedremo di qui a poco se avranno soldi veri o solo parole al vento.

    Mi piace

  3. Fa proprio schifo il nome. Consiglierei a Benecchi e soci di CAMBIARLO SUBITO e spiegare il Concept a parte. Fate una petizione, io non ci credo che ci chiamiamo così. E intanto speriamo che finisca tutto bene, perchè siamo ancora all’inizio del travaglio, non è ancora nato niente.

    Mi piace

  4. Bravo Confa nessuno sconto, per nessuno. Vogliamo chiarezza ed onesta’, abbiamo subito troppe delusioni negli ultimi anni da parte di personaggi inqualificabili…

    Mi piace

  5. Fatemi capire la fantomatica holding sarebbe disposta a investire decine di milioni di euro nel nuovo progetto però nel mentre pietisce lo sconto dai creditori e dilaziona in secoli quanto deve. Ogni commento è superfluo.

    Mi piace

  6. Ma non siete mai contenti, prima pensavamo solo di non fallire e ora quando ci siamo salvati – non va bene il nome, non ci sono i nomi dei proprietari, il ripescaggio non si sa, lo stadio non si capisce… sempre non va bene

    Mi piace

    1. K., vero che Il 30 giugno sapremo la categoria, però il rischio di fallimento e la radiazione (per tutti i fallimenti precedenti) è già passato.

      Leggete bene Varesenews prima di lamentarvi, non cambiano il nome. Varese Calcio rimane com’è, si aggiunge anche la Varese concept che si riferisce più al settore giovanile e tutto il concetto della crescita dei giocatori futuri.

      Mi piace

      1. Sì, almeno rimane Varese Calcio. Io comunque metterei un nuovo logo, proponendone alcune varianti da votare.
        Sara rileggiti bene cosa succede in caso di mancato pagamento delle vertenze entro il 30 giugno.

        Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...