IL CUORE, LA RABBIA E L’ORGOGLIO DI UN VERO BIANCOROSSO

«Facevo il raccattapalle con Adani e andavo nei distinti con papà. Ottavio ed Edo, che leoni! Le telefonate del direttore Scapini e il coro della curva che sentirò per sempre. Cari tifosi, non basta dirvi grazie per chiudere 15 anni biancorossi»

Questa lettera di saluto scritta da Paolo Tresoldi è un grande omaggio ai tifosi, a tutti i veri cuori biancorossi e allo spirito autentico di questa società. Nel pubblicarla ringraziamo Paolo per i valori, il senso delle radici e l’attaccamento a questi colori che riesce a trasmettere con le sue parole

Cari Cuori Biancorossi,

dopo un periodo di silenzio ho deciso di scrivere perché Vi devo il mio GRAZIE ed il mio saluto.

Per me si chiudono quindici anni di allenamenti all’antistadio, di sguardi al Sacro Monte, di profumo di caffè che solo chi ha “abitato” il F. Ossola può riconoscere: tutto questo con addosso quei colori e quei loghi (ahimè più d’uno: Varese F.C., Varese 1910, Varese Calcio) che hanno rappresentato la mia città.

I primi cinque anni sono quelli in cui ho coltivato il sogno di diventare calciatore: Ambrogio Borghi, Vito De Lorentis, Ernestino Ramella, Paolo Tomasoni e Giuliano Vincenzi sono coloro che hanno provato ad aiutarmi a raggiungere il mio obiettivo e che mi hanno insegnato cosa voglia dire il Varese. Il sogno della Prima Squadra era forte: la domenica mattina si giocava ed il pomeriggio ero fisso allo Stadio. Raccattapalle dietro la porta di Adami o di Castellazzi oppure “Settore Distinti” con mio papà.

I ricordi di questo periodo sono molti: la maglietta regalata da Gheller a mia mamma (colleghi di lavoro al Tigros; Mavillo lavorava la mattina e si allenava il pomeriggio, era l’anno dell’Interregionale e la maglia era quella della finale di Coppa Italia di D), la classica domanda di mister Belluzzo durante il riscaldamento delle sue partite: “cosa avete fatto stamattina?” (aveva tempo e modo di informarsi dei risultati dei Giovanissimi: il Varese era Varese! Dai più giovani alla Prima Squadra), le lavate prese durante Varese – Spal e Varese – Forlì, rispettivamente semifinale e finale di Coppa Italia di Serie C.

Quegli anni mi hanno dato tanto e mi hanno fatto incontrare persone speciali. Impossibile elencare tutti i miei compagni. Negli anni, come è normale che sia, ci siamo un po’ persi ed è stato bello  l’anno scorso rivedersi per un motivo SPECIALE: ricordare LUCA OLMI. Lui per noi c’è sempre stato, c’è e sempre ci sarà.

Dopo aver ultimato il mio percorso nel Settore Giovanile del Varese prendo altre strade; gioco qualche anno tra Eccellenza e Prima Categoria. Non avevo i mezzi per fare il calciatore. Molto presto decido, quindi, di smettere di giocare e di iniziare ad allenare.

Dopo pochi anni torno in quella realtà che per cinque anni era stata, per me, il calcio: ricordo come fosse ieri la telefonata di Scapini (che era stato il mio Direttore da giocatore) per chiedermi un incontro per entrare a far parte dello staff degli allenatori del Settore Giovanile. La chiacchierata con lui e Roberto Verdelli durò pochissimo, la scelta era scontata. Andai via dallo Stadio con l’emozione di essere tornato dove ero cresciuto: niente di più bello.

Sono stati anni in cui le difficoltà ci hanno unito: competere con le potenze del Settore Giovanile (Inter, Milan, Juve, ecc) non era facile. Proprio per questo però le soddisfazioni sono indimenticabili: dalle vittorie impronosticabili con Atalanta, Chievo Verona, Napoli, ecc. alla crescita ed all’ “esplosione” di qualche giocatore che ho avuto il piacere di allenare.

In questa mia avventura le persone che mi hanno accompagnato lasciandomi qualcosa sono tante; dai colleghi come Gigi Gennari e Gianluca Antonelli, al mio storico accompagnatore Edoardo Frattini. Edo, che dopo la vittoria col Napoli si commuove perché “ma ti rendi conto che il Varese ha battuto il Napoli?!?” e che la sera che aspettava da una vita (Varese – Samp per la Serie A) era con me ad un torneo. Semplicemente UNICO. Ottavio Biasibetti: un leone, un guerriero che ha insegnato a tutti noi che non bisogna mai mollare (anche se non al top, niente e nessuno avrebbe potuto negargli la finale play out Varese – Novara); Nicolò Elia, che trovava sempre il tempo di visitare gli infortunati della domenica. E, ancora, Marco Bof, Riccardo Ventrella, Ivan Ferraresi, Andrea Azzalin, Max Delcaro, Alessandro Testa: persone che sono diventate AMICI. Tutto questo mentre la Prima Squadra passava dall’ultimo posto in C2 alla B. Quel giorno eravamo ad un torneo in Svizzera: ascoltando la radiolina abbiamo iniziato a festeggiare e mentre tutti intorno a noi si chiedevano cosa stesse succedendo è bastato dire loro: SIAMO IN B! Da lì in poi 4 anni bellissimi: la Serie A sfiorata, le salvezze in B e il Sogno da parte dei ragazzi della Primavera di Devis Mangia (un sogno per tutti i ragazzi).

Poi il fallimento societario ed il frutto di tanto lavoro andato, in parte, perso. Sudore e lavoro (per certi versi “volontariato” per cinque mesi) da parte di tante persone.

Sono consapevole di essere stato un allenatore intransigente ma sapevo che, con il passare del tempo, i ragazzi avrebbero capito il mio intento: occorre lavorare seriamente per raggiungere il proprio obiettivo. I rapporti di stima reciproca che ho oggi con molti di loro ne sono la conferma. Alcuni, poi, giocano tra serie D e C ma di tutti conservo un meraviglioso ricordo. Uno, in particolare, ha avuto la possibilità di esordire in B proprio con il Varese: Dennis Scapinello. Quel bambino che fino a poco tempo prima mi telefonava chiedendomi: “Mister, qua a Morazzone è nuvoloso: porto il k-way?” era in Serie B! Lo dico onestamente: tanti di quei ragazzi passati da Calcinate degli Orrigoni, Vivirolo, dall’antistadio o dal C.S. del Bosto avrebbero meritato un’opportunità. Hanno dato tutto ed anche di più.

Quando tutto sembrava dover prendere un’altra via c’è stata una telefonata che mi permette di stare dove non c’era più nulla. A telefonare è sempre Scapini: “si riparte da zero! Faresti la Juniores?”. Come fai a dire di no. Certo, non è facile: passi da rose di 22 giocatori a 7 (7!) giocatori che si sono presentati volontariamente allo stadio a fine agosto, da trasferte come Udine, Verona, Cagliari a (con tutto il rispetto) campi di provincia, dall’affrontare Inter, Milan, Juve ecc. a squadre di altro spessore. Ma lo si fa. E’ il Varese, la garanzia sono le persone: Scapini ed i miei compagni di avventura del Settore Giovanile (Edo Frattini, Nicolò Elia, Max Gioia, Angelo Granata, ecc. E da lì a pochi mesi si è aggiunto Giovanni Vinci).

Il resto è storia recente: come qualcuno mi ha sentito dire (vero Confa? Borgosesia-Varese): TUTTO TORNA! E’ UNA RUOTA CHE GIRA. Dopo due anni di Juniores Nazionale, la mia GRANDE OCCASIONE, l’OPPORTUNITA’ di sedermi sulla panchina che in questi anni ho sempre sognato di raggiungere.

Ho cercato in questi 6 mesi di difficoltà (6!!!) di dare tutto me stesso: di trasmettere quello che il Varese mi aveva trasmesso. La presenza di Voi tifosi è stata l’unica ragione che ci ha fatto arrivare fino alla fine.

Ai ragazzi le ultime settimane ripetevo: “le difficoltà che abbiamo passato in questi mesi sono molte; ma giocare per una piazza così non capita tutti i giorni! Quando tra qualche settimana la “giostra” si fermerà, rimpiangeremo le domeniche con 7/800/1000 persone che danno senso ai nostri sforzi!”.

Le cene in Vostra compagnia ed i Vostri tanti gesti di supporto rimarranno indelebili: è stato un onore averVi come Presidenti. Sì, perché siete stati anche questo: visto che, tra l’altro, novembre lo avete pagato di Vostra tasca. E con Voi, ringrazio Paolo Macecchini che con i suoi “cume sem cunscià” / “cume sem cunscià malament” o le sue serate alla bocciofila, ci regalava dei sorrisi e la possibilità di andare avanti.

In realtà, come sapete, non ho avuto modo di arrivare fino alla fine come avrei voluto. Non nego che qualche giorno prima di essere esonerato, avevo fatto presente, a chi di dovere, che meritavamo di giocare la NOSTRA (mia, dello Staff, della Squadra e dei tifosi) FINALE nei tempi e nei modi previsti. Se però i motivi per accettare l’anticipo della gara erano così importanti, chi di dovere, avrebbe potuto (e dovuto) comunicarlo, sgravando la squadra da una decisione non sua e nemmeno dello Staff Tecnico. Se poi sia stata questa la motivazione del mio esonero non lo so: ma addossare la responsabilità della decisione ad una Squadra che ha dato tutto fino all’ultimo secondo della Stagione è stato, come minimo, ingeneroso.

Ringrazio i giocatori,  dal primo all’ultimo, perché non è affatto scontato quello che hanno fatto. I risultati non sono stati quelli sperati, evidentemente siamo stati meno bravi degli altri ed abbiamo dimostrato di avere dei limiti.

Quanto a me, non mi sono mai nascosto, non lo faccio adesso. E’ giusto che mi prenda le mie responsabilità, fino all’ultima domenica (anche se in panchina non c’ero già più io). Penso che durante l’anno ci sia stato modo di esonerarmi visti i risultati: per questo la decisione presa all’ultimo proprio non me la spiego. Quando si aveva intenzione di cambiare lo si è sventolato senza badare troppo a mantenere il segreto. In mesi (ripeto: mesi) in cui “fine di questa settimana, massimo inizio della prossima si chiude”, ci siamo fatti forza: Max Gioia, Oscar, Pietro Frontini, Chicca, GRAZIE a tutti!! Mi mancheranno gli abbracci con Rosi e Aldo: sono la parte silenziosa e “sconosciuta” del Varese. Qualcuno, poi, ha parlato di “danni” che sono stati fatti. Ma dopo una stagione così non perdo tempo in risposte: dopo è sempre troppo facile parlare.

Il tempo lo meritate Voi tifosi che ci siete sempre stati e che non ho avuto modo di salutare e ringraziare. Voi tutti: dai tifosi della Tribuna a quelli dei Distinti fino alla Curva. Dopo la gara non è stato sempre facile venire a salutarVi: avremmo voluto darVi ciò che meritate. Vittorie e cuore. Quest’ultimo non è mai mancato e Voi lo avete sempre riconosciuto; perciò Vi dico GRAZIE. Col tempo è arrivato anche il sostegno della Curva: l’incontro in Comune prima di Arconatese – Varese, la Vostra presenza la mattina della rifinitura pre Olginatese sono momenti emblematici. Ci avete spinto e sostenuto come nessun altro avrebbe potuto fare. Sento ancora i vostri cori nelle orecchie (“Vorrei che fosse ogni giorno domenica…”) e credo che li sentirò per sempre.

Cuori Biancorossi, vi meritate il meglio!

FINO ALLA FINE FORZA VARESE!

Paolo Tresoldi

4 pensieri riguardo “IL CUORE, LA RABBIA E L’ORGOGLIO DI UN VERO BIANCOROSSO”

  1. Comunque è un signore e un varesino doc, uno che la.maglia.biancorossa la.sente sulla pelle, solo chi ha vissuto la stagione scorsa sa di cosa stiamo parlando, mille volte tresoldi che iacolino

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