L’alfabeto di Attilio Caja, il coach che non ha bisogno di medaglie al collo per capire di che pasta è fatto

A come allenatore dell’anno, G come Gennaro e i suoi gamberi di Mazara, L come Levissima, P come pronostici. «Avramovic è il tramite tra noi e il pubblico. Da ragazzo facevo l’accertatore per il Comune di Pavia e dovevo capire la gente senza neppure parlarci. Da Malagò il complimento più bello: pensava che fossi invecchiato, e invece… I piedi in testa non me li ha hanno messi neppure “certi” presidenti. Ma adesso ditemi quanti tifosi vengono domenica a Bologna…»

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